A y / j t ' ■ ) { ' ' ) PEL Dl HOISIGIORE cbibidkiibAiuio e cRev e^eitc) i4 4 uho D. BARTULOMEO LEGAT VESCOVO Dl TRIESTE E CiPODISTRIA ^)c //:o rti (/c & 'Coeo/otpta, C (Ž>o ruir/,/ie>'& c/t c/c /Zeta, ts/foaedčci S( /Zb. Sž/ ECC. ECC. ECC, NELLA SUA CIIIESA Dl TRIESTE n MI XVIII AFIULE M • DCCC • IIVII. I. PAPSCH & C., I. R. TIPOGRAFI Dl CORTE. 1847 . * ‘ .> . ///^codno ne/e/aca/e t/Zondcgner ifLa-dbofoiiieo j^eoj nostro et ulionm principum et amicorum nostrum fulta presidio . poterit ecclesiam in spiritualibus et temporalibus utiliter guber- nare. Datum in G rez die prima mensis Octobris LXXXII. ~TK Venerabilibus et pitis Decano Archidiacono et Capitulo Ecclesice Tergestmce devotis nostris sincere dilectis. Dal quale dispaccio ravvisasi non gia F intenzione di can- giare il modo di elezione dei vescovi (elezione che spettava al Capitolo cattedrale), sibbene F intenzione . di esercitare quel diritto che e naturale del prihcipato, di non avere a vescovo persona male accetta. Di fatti veniva poco stante elelto a vescovo Enrico de Wildenstein di distinta nobilta della Ca- rintia, caro ai Duchi d’Austria; e comunque non si-abbiano notizie certe delFingerenza dei Principi austriaci nell’ elezione dei prelati, appena e a dubitarsi cbe' Fesercitassero costante- mente fino a che il diritto di elezione venne solennemente accordato alla serenissima Časa d’Austria, togliendolo onnina- mente al capitolo. Le elezioni davano troppo spesso occasione ad inconvenienti gravissimi, imperciocchb non bene concordi parteggiarono spesso i canonici or per 1’uno or per F altro, e vidersi, piu spesso cbe non conveniva, doppie elezioni, ed i due eletti questionare della validila colla insistenza di litiganti, ed emanarsi sentenze, cagioni sempre di malcontento per uno al- meno dei candidati e dei partiti elettori. Papa Pio II, ehe era stato vescovo di Trieste, non appena assunto al trono pontificio, 1459. di autorita apostolica conferiva ai Principi austriaci il diritto di nominare i vescovi di Trieste, diritto che vige tuttora. Nello stesso tempo Papa Pio II limitava il diritto del capitolo di eleggere i propri, in modo, che per le vacanze avvenibili durante il primo mese speltasse la nomina al papa, per le va¬ canze del secondo mese al vescovo, per le vacanze del terzo mese al capitolo, e cosi avvicendassero; di rincontro conce- deva ai capitolari, tra gli altri F onore di portare F almuzia o mozzetta. Coi Patriarcbi d’Aquileja, metropoliti di Trieste, nacquero collisioni e ben facilmente. I principi Austriaci non furono sempre in pace colla repubblica di Venezia, la quale mirava ad impadronirsi deli’intera penisola deli’ Istria; professando dessa il principio (nel XIV secolo) di accogliere sotto il di lei dominio i comuni che togliersi volevano al dominio o del Patriarca o dei Conti d’Istria, contemporaneamente Signori di Trieste, era quello stato un vicino alquanto pericoloso, e contro il quale doveva starsi in guardia. Durante le temporanee oceupazioni venete di Trieste erasi fatto per modo che ve- nissero eletti prelati veneti e tra questi F Antonio Negri, che spiego volonta di ricuperare gli antichi diritti temporali dei Vescovi. I Veneti tentavano di spodestare il patriarca d’ Aqui- leja d’ ogni diritto sovrano; occuparono di fatti militarmente nel 1410 Io stato d’ Aquileja, trasportarono stabilmente in Udine la sede del patriarcato; al patriarcato vennero poi scelti patrizi veneti delle migliori famiglie, e si volle che i vassalli della chiesa aquilejese, anche quelli che avevano terre non occupate dai Veneti, riconoscessero i feudi, non gia dal Patriarca, che piu non fu gran feudatario, sibbene dalla Repubblica che si fe’ sovrana di tutto quello stato; un conte di Gorizia aveva anche piegato, Il capitolo stesso d’ Aquileja fu argomento di questioni, poiche i Principi Austriaci succeduti ai Conti di Gorizia erano bensi canonici d’Aquileja, certo numero dei canonici doveva essere di soggetti austriaci, ma avveniva troppo di frequente il contrario. V’ era di piu: i prelati di quei secoli esercitavano potere penale per reati ecclesiastici, o che si attribuivano alla giurisdizione ecclesiastica; le pene erano temporali, severe, galera di molti anni, in vita, ed avveniva cosi che sudditi austriaci passassero sui legni veneti a vogare. Nate diffidenze, non per causa di chiesa, ma per ragioni di stato, i principi austriaci interdissero ai patriarchi veneti 1’ entrare sulle terre austriache, e volevano che le visite canoniche si facessero per vicari sudditi austriaci - , e di rado si concesse eccezione. Cio riguardava piu direttamente Gorizia, il Carnio e buona parte di Carintia, che erano della diocesi aquilejese, meno Trieste che formava diocesi da se, sufFraganea pero d’Aquileja. La # convenienza di staccare queste frazioni sul territorio austriaco da ogni relazione coi prelati Aquilejesi si fe’ sentire; Lubiana ebbe propri vescovi nel secolo XV, in Gorizia pure si voleva fonnare episcopato, ed assai si tratto nel secolo XVI; la cosa non venne a capo se non nel 1752 in cui il patriarcato fu tolto, e formate due Arcidiocesi, 1’ una per le terre Austriache, 1’ altra per le Venete; divisione che agito assai le menti e che pareva impossibile. Durante questo stato di collisioni, di trattative, il capitolo di Aquileja non potb essere piii il seminario dei vescovi triestini; ne il patriarca quegli che poteva esercitare direttamente inge- renza nel caso di devoluzione a lui del diritto di elezione, o di reclamo, ne indirettamente per quella deferenza che e naturale Jelshane; diritto che piu tardi si vide introdotto non soio in altre parti di diocesi, ma fatto quasi condizione di ogni edi- fizio, di ogni benefizio. Le misure adottate dai principi austriaci per riguardo al prelato Acpiilejese che era venelo, fecero si che altreltanto si facesse dalla repubblica per riguardo alle frazioni della chiesa tergestina che stavano entro il territorio veneto, sebbene non con tanto rigore dacche ne austriaci ne veneti furono si guar- dinghi contro i vescovi,'ai qnali le visite non vennero interdette nel territorio delPaltro stato. Si desiderarono bensi meno fre- quenti ed accompagnate da Commissario governativo, affmche il diritto di infliggere pene non ridondasse in vantaggio dello stato- cui il vescovo apparteneva. Non pertanto si esigette che i Vescovi tenessero vicari per le frazioni di territorio d’ altro potentato, con poteri sufficienti pei časi piii frequenti di giu- risdizione episcopale, e con potere di polizia di chiesa; senza pero alcurio che si riferisse ali’ ordine. I vescovi di Trieste solevano delegare in loro vicari il pievano di Pinguente, o quello di Umago per tutta la parte di diocesi sottoposta al dominio veneto. La riforma ecclesiastica, che tanto occupo le menti nel secolo XVI, nella Germania, non penetro in Trieste^ ed d falso il sospetto il quale corse in allora, e che fu ripetuto in tempi posteriori senza fondamento alcuno di verita. Vennero pubhlicate in Trieste le leggi che proibivano le novelle dottrine, ma queste non emanarono per Trieste, hensi furono generali per tutti gli stati Austriaci. Primus Truber, il quale passo poi j alla riforma, fu predicatore slavo in Trieste, ma le niune novita succedute autorizzano a ritenere che in allora non professase quelle massitne che manifesto in Gorizia e nel Wirtemberghese. Nessun indizio v’ha che il clero od il popolo decliinasse dalla credenza e dal culto dei padri, o propendesse a nuove cose. La chiesa tergeslina aveva conservato il proprio rituale, che fu quello della chiesa Aquilejese, il quale differenziava dal rituale romano in molte cose, come altre chiese si videro 1586. praticare. Nel secolo XVI la chiesa -tergestina, per quella reverenza che e dovuta alla raadre adotto il rituale roraanO, essendo vescovo Nicolo de Coret, e lo conserva tuttora. Nel tempo corso fra la cessione data ai principi austriaci di eleggere i vescovi di Trieste e 1’anno 1752, i vescovi fu- rono commendevoli assai per pieta e per dottrina. Nu-ovi ordini 1625. religiosi venivano introdotti; i Padri della misericordia per P a a- 1618. sistenza degli infermi, i Padri Cappuccini per F edificazione del 1619. popolo, i Padri della compagnia di Gesu per F educazione dei giovani nelle lettere o nella religione, e per F educazione del giovane clero. La compagnia di Gesu preše stanza in Trieste (e fu la unica časa in tutta la penisola d’Istria) non per volonta del- Fordine, nd per chiamata dei cittadini, ma per effelto di circo- stanze. Le rivolte della Boemia avevano fatto si che i padri venissero cacciati da quel regno, e capitatine due di passaggio in Trieste, ebbero invito a fondarvi collegio. Il Principe Eggenberg Conte Sovrano di Gradišča fu tra i principali be- nefaltori; fu alzato tempio, sonluoso se alle ristrettezze della citta si riguardi, furono aperte scuole di umanita, di fdosofia, e piu tardi di nautica, fu aperto Seminario di preti detto di S. Francesco Saverio. Alla meta del secolo XVIII cominciano a cangiarsi le esterne relazioni di Trieste, preludio dei cangiameuti che do- vevano seguire per elfetto dei tempi cangiati. Da lungo tempo agitavasi la questione del patriarcato d’Aquileja che si voleva soppresso; invano s' era creduto mezzo conciliatorio di creare un vicario patriarcale per le terre deli' impero con sufficienti poteri; Roma non poteva determinarsi a togliere la seeonda sede deli’ occidente, di rompere la serie di quei prelati che tenevano il primo pošto in occidente dopo il pontefice, nd Urbano VIII ne i tre Clementi X, XI, XII poterono determinarvisi; il celebre Benedetto XIV, cui stava assai a cuore il governo di questa parte di diocesi posta sulle terre deli’ irapero, assunse di trattare personahnente 1’ affare, e solenneraente proclamava la soppressione del patriarcato d’ Aquileja, e la divisione tanto per la diocesi propria che della raetropolitica in due Arcive- 1752. scovati, di Gorizia e di Udine. Ali’Arcivescovato di Gorizia furono suffraganei i vescovi di Trieste, di Pedena, di Trento e di Como nella Lombardia. Le ragioni che valsero a dividere 1’arcidiocesi di Aquileja non vennero applicate alle sirigole diocesi, e .Trieste ed anclie Pedena conservarono le loro giu- risdizioni sulle parti comprese nello stato. veneto come i vescovi di Parenzo e di Pola le conservarono entro il territorio degli stati austriaci. Cosi dopo il volgere di mille e settecento anni, quella chiesa metropoli che fondavano S. Marco e S. Ermagora, si trovava divisa in tre provincie metropolitiche, Venezia, nella quale fu trasportato il patriarcato di Grado; Udine, in cui passo il patriarcato d’ Aquileja, mutato titolo e rango; Gorizia formata novellamente con parte della diocesi Aquilejese. Altro cangiamento portarono nelle condizioni ecclesiastiche 1773. la soppressione del collegio dei Padri Gesuiti, imperante Maria Teresa, la cesSazione del seminario, e le riforme operatesi 1783. dali’imperatore Giuseppe II. Cessarono dapprima le fraglie, ed i conventi, ali’ infuori di quello di S. Cipriano delle Madri Benedettine; indi si prodamo il principio di non tollerare giu- risdizione di esteri prelati. Si trattava nel tempo medesimo di togliere i vescovati di Trieste, di Pedena, e 1’Arcidiocesi di Gorizia per comporne nuovo vescovato che doveva avere centro in Gradišča. Si tolsero al vescovato di Trieste il distretto di 1784. Umago che venne incorporato alla diocesi di Cittanova; i distretti di Muggia e Lonche che passarono al vescovato di Capodistria, e distretti di Pinguente e Rozzo che passarono alla diocesi di Parenzo; si tolse a Pedena la villa di Grimalda che passo al Vescovato di Parenzo. E di ricambio vennero tolti 'al vescovato di Parenzo: Pisino, Geraino, Antiniana, Vermo, Caschierga: al vescovato di Pola, Chersano, Sumberg, Bogliu- no, Bellai, Moschienizze, Lovrana, Volosca, Castua e Člana; Fiume tolto a Pola passo alla diocesi di Segna. Composta cosi la diocesi, alle antiche ripartizioni basate ali’ esistenza di comuni romani, ali’ antica ragione di episcopato desunta da primazia di comune, nobiliare o libero, da subordinazione di comune rurale a comune urbano di rango superiore, venne sostituito il principio di regolare le diocesi secondo la doini- nazione politica di suprema sovranita, e di comporle secondo un numero certo di abitanti; principi che guidarono poi a can- giamenti ulteriori per formare diocesi piu vaste ancora con sede in citta, nella quale non si cerco come altrove la condizione di centrale pel governo politico. Le ragioni sto- riche cedettero alle ragioni di stato combinate a ragioni di convenienza; pero le ragioni storiche di questi tempi mede- simi ebbero cinquant’anni piu tardi prevalenza nel ricomporre la diocesi tergestina. La chiesa tergestina, per lo staccarsi delle frazioni passate a Capodistria ed a Cittanova, rimase con unico capitolo, quello cioe di Trieste nelle parti di qua del Monte Maggiore; gli altri capitoli vennero tutti le vati ed anche nei luoghi ove ve n’avevano vennero instituite le parocchie; in Trieste medesimo fino dal 1777 erasi tolta al capitolo la cura delle anime, alla quale quei capitolari intendevano con ripar- tizione della citta e deli’ agro, e con promiscuo debito e diritto; nel 1777 due parocchie venivano create per la citta, 1’ una del duomo colla residenza nella chiesa di S. Maria Maggiore, l’altra della citta Teresiana colla residenza nella chiesa fino allora privata di S. Antonio nuovo. 1788. Poco stante vennero levate le diocesi di Trieste, di Pedena, 1’ arcidiocesi di Gorizia, ed il capitolo di Trieste, e formata la diocesi di Gradišča. Francesco Filippo dei Conti di In- zaghi chiudeva la šerie dei vescovi di Trieste, cominciata da Frugifero e durata per ben milleducento sessantaquattro anni; la basilica antichissima di Santa Maria, per tanti secoli chiesa cattedrale, veniva ridotta a chiesa di privata divozione, dacche la parocchiale risedeva in S. Maria Maggiore. La diocesi di Trieste si divise in due decanati circolari, 1’ uno di Trieste senza suddivisione di decanati rurali, ed abbracciava le due parocchie urbane, e le rurali di Opchiena, Poveria, Rodig; 1’ altro di Hrenoviz, al quale sottostavano i decanati rurali di Dollina e di Jelshane. In Pisino venne conservata la preposi- tura, unica dignita che rimase delle antiche condizioni; fu formato decanato circolare, cui sottostavano i decanati rurali di Pedena, Chersano e Lovrana. La nuova chiesa Gradiscana ebbe dignita quali usavansi nelle provincie vicine, preposito e decano; ebbe un custode, quattro canonici, sei vicari corali; fu sottoposta alla chiesa di Lubiana fatta arcivescovile. Šalilo 1790. al trono imperiale Leopoldo II, decretavasi la restituzione deli’ episcopato triestino e del capitolo, P antichissima basilica di S. Maria ritornava cattedrale, e la diocesi componeva^i deli’ an- tica con piu il vescovato di Pedena, e le frazioni tolte ai vescovati di Pola e di Parenzo perche situate su territorio austriaco. La novella diocesi aveva di superficie trentadue leghe austriache, e fu. sottoposta ali’arcivescovato di Lubiana, 1806. Počili anni piu tardi Trieste fu acefala, immediatamente sotto¬ posta al sommo pontefice. Ijitorno il 1821 la soppressione del Vescovato di Trieste fu di nuovo argomento di trattazioni. Un capitolo collegiale doveva risedere nella chiesa di S. Maria Maggiore con alla testa dignita di chiesa ; 'pero non ebbe effetto, e F episcopato venne mantenuto, anzi poco stante ampliato. 1830. Imperciocche fu stanziato che la diocesi di Gorizia tornasse metropolitica e lo fosse di tutto il regno illirico; cessasse la serie dei vescovi di Capodistria, e quella diocesi fosse in perpetuo unita alla tergestina; venisse soppressa la diocesi di Cittanova, ed incorporata a Trieste; venisse restituito a Trieste il distretto di Pinguente; — fu stanziato che il confme della provincia politica fosse per Trieste il confme della diocesi verso il Carnio, per cui passarono alla diocesi di Lubiana i decanati di Adelsberg e di Feistritz colle parocchie di Slavina, di Hrenoviz, di Senoshezh, di Adelsberg, di Ternova, di Cos- sana, di. Vrem, e di Grafenbrun colle tredici cappellanie com- prese in essi decanati. Prosecco, che era della diocesi di Gorizia, passo a quella di Trieste; i confini verso Pola e Parenzo rimasero quali erano dopo il 1784, i confini cioe deli’ Impero, allorquando esisteva la Repubblica Veneta. Oggidi due sono le diocesi canonicamente ed in perpetuo unite; la Giustinopolitana entro gli antichissimi suoi confini, con quelle frazioni deli’ antica tergestina che nel 1784 stavano entro gli stati della Repubblica Veneta: la Tergestina formata dalfantica diocesi, meno i decanati passati a Lubiana nel 1830; dalla Emoniense integra; dalla Petenate integra; dalle frazioni della diocesi di Parenzo e di Pola che nel 1784 erano sulle terre austriache; cioe le parocchie parentine di Pisino, Pisino vecchio, Gemino, S. Pietro in Selve, Coridico, Antiniana, Tre- viso, Vermo, Caschierga, Gherdosella, Zumasco, e le parocchie polensi di Chersano, Sumberg, Cosliaco, Susgneviza, Pas, Ro- gliuno, Vragna, Dolegnavas, Člana, Castua, Volosca, Veprinaz, Lovrana, Moschienizze, Rersez. Nella diocesi propria di Trieste viha il capitolo cattedrale colle dignita di preposito, decano, e scolastico, e quattro canonici; il capitolo di Cittanova di tre capitolari, pero inca- ricato della cura d’anime, e conservato per riverenza della chiesa altre volte episcopale. Pisino conserva il titolo e rango di Prepositura, per6 non 6 piu che parocchia. Tutta intera la diocesi di Trieste e provveduta pel governo delle anime da parochi o cappellani indipendenti, sciolti i capitoli che ave- vano durato nel Tato orientale del Monte Maggiore fino a tempi recenti, od in altre parti aggregate alla diocesi sia in tempi piu remoti o piu prossimi. II governo di chiesa oltrechb al vescovo nel quale risiede per proprio diritto, e poggiato a Dečani o Vicarii foranei in cose di minore polizia ecclesiastica, e di qnesti decanati se ne noverano 10 cioe: Trieste cui soltostanno le parocchie urbane di S. Maria e S. Giusto, di Santa Maria Maggiore, di S. Antonio, di S. Maria del Soccorso; le suburbane di Opchiena, Tomai, Poveria; Dollina o S. Odorico colle parocchie Rodig, Bresovizza; Jelsliane con Hruschizza, Člana; Castua con Volosca, Veprinaz, Lovrana, Moschienizza, Bersez; Pisino con Pisin vecchio, Ge- mino, S. Pietro .in Selve, Coridico, Antiniana, Terviso, Vermo, Caschierga, Gherdosella, Zuinasco; Pedena con Gallignana, S. Giovanni, Lindaro, Novaco, Gollogoriza, Cherbune; Chersano con Sumberg, Cosliaco, Cepich, Berdo, Susgneviza, Pas, Bo- gliuno, Vragna, Dolegnavas; Pinguente con Lanischie, Rozzo, Colmo, Grimalda, Draguch, Verh, Sovignacco, Sdregna; Portole con Piemonte, Castagna, Momiano, Cisterna; Umago con S. Lorenzo, Cittanova, Verteneglio, Villanova, Grisignana, Buje. La diocesi propria di Trieste conta da 200,000 anime, ripartite su 32,339 leghe quadrate da 15 al grado; quella unita di Capodistria 40,000 sopra 7, 78 leghe. Nella massima estensione della diocesi tergestina compren- dendo P Arcidiaconato di Duino, ebbe 34 leghe quadrate; perdette in tempi ignoti Duino che misura 3, 3; perdette nel 1784 Ospo, Lonche; Muggia passata a Capodistria 2, 5; Umago passato a Cittanova 0,72; Pinguente e Rozzo passati a Pa- renzo 5, 6; perdette nel 1830 Adelsberg e Feistriz circa 10, ebbe poi la diocesi Pedena con 3, 7, da Parenzo ebbe 6, 3, da Pola, 7,5; ebbe tutta la diocesi di Cittanova con 4,9. Pure in tanto avvicendare di cose dal primo bandirsi del Vangelo fra noi fino al giorno d’ oggi, nelle persecuzioni dei primi secoli come nella liberta della chiesa, negli sconvolgi- menti delle dominazioni terrene, nel durare del governo dei Goti e dei Bizantini, come in quello dei Longobardi e dei Franchi, nell’ instabilita del mezzo tempo, nelle insistenze di dominazione veneta, nella propria debolezza politica come nella felice soggezione alla Serenissima Časa d’ Austria; ne’ variati ordinamenti di chiesa, sia che oscillasse nel sottostare al patriarca di Grado, piuttosto che al patriarca di Aquileja; che obbedisse agli Arcivescovi di Gorizia, a quelli di Lubiana, o fosse immediatamente sottoposta alla santa sede; nelle scissure per le elezioni capitolari, nello stesso deplorabile scisma istricmo; nell’ antico rito proprio o nel romano, una si fu sempre la fede, conservata integra ed illibata, dalla prima predicazione del Vangelo, fino ai nostri giorni attraverso die— cinove secoli; quella fede medesima che S, Pietro aposlolo ebhe dal divino Redentore, la quale da esso venne commessa a S. Marco, da questo a Santo Ermagora d’Aquileja; per testimonianza della quale Giusto e Servolo, Lazaro ed Apol- linare, Zenone e Giustina, Tecla ed Eufemia diedero il loro sangue; quella fede alla di cui custodia vegliarono i prelati d’ Aquileja da S. Ermagora continuati fino a Stefano, da Frugifero nostro protoepiscopo fino a Bartolomeo che in oggi šale la cattedra vescovile. Basilica di 'S. Maria di Trieste cot dcvceiio Det- §§. (J!u«)to e. coiue etouo ue£ Aebto decoCo AecoiiDo uftuiu, ul\c0. Nel 1760 passo al Vescovato di Lubiana. 1761. ANTONIO FERDINANDO Conte de Herberstein austriaco, coad- jutore della prepositura d’Eisgarn; nominato il di 20 luglio 1760, e preše possesso nel 14 febbraio 1762; mori il 2 dicembre 1774 e venne sepolto nel coro della cattedrale. 1775. FRANCESCO FILIPPO Conte de Inzaghi, preposito infulato di Nikolsburg, consigliere di Stato, nominato il 24 aprile 1775. 1788. Viene soppresso il Vescovato di Trieste e colla diocesi di questo e di altri si forma il Vescovato di Gradišča di breve esistenza. Il Vescovo Francesco Filippo viene nominato di Gradišča, pero risiede nella antica sua citta, 1791. fino al suo translato nel 1791 al Vescovato di Gorizia. —' RESTITUZIONE DEL VESCOVATO TERGESTINO. 1791. SIGISMONDO ANTONIO Conte de Ilochenvvart, in Gerlachstein, 1794. deli’ ordine Lojoleo, maestro di grammatica in Trieste, professore nell’Accademia Teresiana dei nobili di Vienna, poi in Firenze, maestro del- / 1’ Imperatore Francesco I. Restituito dali’ Impe- ratore Leopoldo I il vescovato triestino subordi- % nandolo al metropolitano di Lubiana, fu in bene- merenza dei servigi prestati nominato Vescovo il di 7 settembre 1791, consacrato in Vienna dal Metropolita Michele Barone de Brigido. Nel 1794 venne traslatalo al Vescovato di S. Polten nel- TAustria, indi nel 1803 ali’ Arcivescovato di Vienna. 1796. IGNAZIO GAETANO de Buset di Faistenberg, di nobile famiglia del Carnio, prevosto e vicario generale di Trieste fino dal 2 dicembre 1791, venne nominato il 27 giugno 179.6, consacrato in Trieste il 22 ottobre 1796. Mori il 19 settembre 1803. Dal 1803 al 1821 sede vacante, novellamente si discute della soppressione del vescovato di Trieste: pero viene mantenuto, anzi si dispone pella sua ampliazione. 1821. ANTONIO Leonardis, nativo da Gorizia, paroco decano di Lucinico, Consigliere Concistoriale di Gorizia, nominato nel maržo 1821, consacrato in Gorizia il 14 ottobre 1^30. dello stesso anno. Mori il di 14 gennaio 1830, ed e tumulato nel čimitero generale. A Si HEIC • REQYIESCIT • IN SOMNO • PACIS REVERENDISSIMVS • ANTONIVS • LEONARDIS DOMO - GORITIA DKECESEOS • TERGESTIN/E • PONTIFEX PIISSIMVS • INTEGERRIMVS SCIENTIIS • INSIGNITER • ORNATVS IN • ILLA • VERO • RERVM • DIVINARVM • SPECTATISSIMVS DISCESSIT - E • VMS • XIX • KAL • FEB • AN • MDCCCXXX MT • SV/E • LXXIV NEPOTES • ERGA • EVM • GRATISSIMI POSVERE 1831. MATTEO Raunicher, da Vazhe nel Carnio, canonico di Lubiana, direttore del semiuario vescovile del Carnio, pro- fessore, consigliere di Governo, nominato nel 1830, 18 settembre, confermato da Papa Gregorio XVIII nel 1831. Mori il di 20 novembre 1845, e fu sepolto nel cimitero generale. MATTILEVS • RAVNICKER EPISCOP • TERGEST • ET • IVSTlNOP NATVS • IN ■ FORO • VAZHE IN • DVC • CARNIOLA DIE • XX • SEP • MDCCLXXVI ET • IN • DOMINO • OBDORMIVIT DIE • XX • NOVEMB. M • DCCC • XLV BARTOLOMEO LEGAT 1847. da Naklas nel Carnio, dottore in Sacra Teologia, professore, cancelliere vescovile, paroco di S. Maria Maggiore in Trieste, consigliere del go- verno veneto, nominato il di 7 ottobre, confermato da S. S. Papa PIO IX, consacrato in Gorizia, eni Dio benigno con- ceda lunghi anni, felice governo di chiesa. DELLA SANTA CHIESA EMONIENSE. čfcmfa tfo/iieda Smo-meme. Grandi questioni si agitarono fra i dotti sulla citta di Emonia, volendo alcuni che questa fosse 1’odierna Lubiana, altri sostenendo che fosse Cittanova; e piu gravi divennero per le dubbiezze sui vescovi Emoniensi del quarto secolo cbe altri vogliono attribuiti a Lubiana, altri a Cittanova. E parve a taluno poter sciogliere laquestione supponendo che i vescovi Emoniensi, abbandonata la sede di Lubiana a causa delle sovversioni ope- rate dai neinici del nome romano, riparassero in Cittanova, e 1’episcopato insieme col nome vi trasportassero. La quale transazione non sembra felice, daccbž altri vescovati del Norico e delle Pannonie vennero in quelle miserevoli spedizioni di- strutti, ne vi ha memoria di un solo che avesse trasportata la sede alle spiaggie di mare. Queste trasposizioni di sedi potevano per propria autorita farsi entro i limiti della propria diocesi da citta a citta, o da citta a luogo meschino o deserto, siccome avvenne delle diocesi venete trasferite da terraferma nelle isole; non altrettanto in provincia che aveva proprio vescovo nel Patriarca d’AquiIeja, e che da quelle spedizioni non pati totale sovversione. E se i vescovi di Lubiana, abbandonata la propria chiesa, avessero dovuto scegliere novella stanza, sembra che avessero dovuto preferire altre citta di maggior conto, prive allora di proprio vescovo e piu vicine a Lubiana, che non Cittanova. L’Emonia menzionata dalli storici romani, dagli itinerari, dai geografi, 1’Emonia colonia romana di conto, ascritta alla tribii Giulia che fu opera come sembra di Augusto; 1’ an- temurale d’ Italia contro i Norici ed i Pannoni, la citta memorata nelle spedizioni di Tiberio ed altri imperatori, la quale somi- gliava ad accampamento militare, ed abbracciava entro le mura terreno di 125000 passi romani quadrati, stava nel sito delFo- dierna Lubiana, siccome per indubbie testimonianze e noto. Illu- stre citta, abbondante di popolo, come per Festensione sua 5 patente, posta sulla grande via militare che unica congiungeva Italia col Norico, colle Pannonie, colle Dacie e coli’ Oriente, su linea di frequentissimo grande moviraento, non e meraviglia se al pari di altre maggiori citta e colonie avesse proprl vescovi non appena data pace alla chiesa; ned e meraviglia se al pari di altre piu illustri citta poste fra le Alpi Giulie e Gostantinopoli andasse distrutta per modo che ben pud dirsi cancellata, e colla citta materiale e cogli ordinamenti civili sparisce ogni memoria delle instiluzioni di chiesa. In quelle regioni oltre alpe, la religione cristiana dovette essere propa- gata una seconda volta, e gli ordinamenti di chiesa basandosi sui novelli ordinamenti civili, ebbero base diversa di quelli che si conservarono in Aquileja e nell’ Istria, le quali li conserva- rono quali fino d’origine si modellarono. L’ esistenza d’ Emonia, che diremo Saviana, non esclude F esistenza d’altra Emonia alle spiaggie delFAdriatico alla foce del Quieto, dacche questo nome d’ Emonia si riscontra fre- quentemente, ne fa meraviglia il vederlo dato a due citta separate da 65 miglia soltanto, se si pon mente che le origini antiche degristriani furono comuni con Lubiana, facile la va- ghezza di ripetere lo stesso nome, che circostanze comuni, non peranco avvertite, forse consigliavano. Certo si e che Citta— nova fu antico comune, comune libero roinano, ebbe propri ordini, proprie magistrature; gli abitanti ebbero pienezza di diritti politici, votando in Roma medesima nella tribu Pupinia, scrivendosi helle legioni, ne la dignita veniva diminuita dalla mediocre importanza, per cui in luogo di Duumviri che pre- siedessero al governo, ebbe forse solo un Edile, siccome 1’ebbe la patria di Cicerone. Indubbie prove attestano la presenza di antica citta nel luogo medesimo ove 6 Cittanova, assai adatta alle cose di mare; il suo nome figura in lapide pa- rentina unito a quelli d’ altre citta marittime, d’ Aquileja e di Oderzo. Ne dee fare meraviglia se Emonia istriana avesse propr! vescovi, dacche 1’ ebbero Pedena, Umago, Cissa, in quest’ Istria medesima. Non di questa Emonia, ma della Saviana sono quei vescovi che compariscono nel'IV secolo; dacche se Pola, se Trieste, se Parenzo non ne ebbero prima del 524, non v’ ha ragione a supporre che li avesse Cittanova, a queste inferiore per dignita e per ricchezze. Cpl 524 comincia, come sembra, la serie degli episcopi proprt, i quali, assunto il nome nobile della citta, il nome d’Emoniensi, 1’usarono costantemente fino al 1831 in cui cesso il vescovato. Manca ogni memoria del tempo nel quale fu bandito il vangelo, o dei fedeli che col martirio diedero testimonianza della fede. Vi sono in culto grandissimo i santi Massimo e Pelagio; ma 'tanta incertezza recarono le vicende di questa citta che il culto prestato a questi non ha suffragio certo che dalla pia credenza, costante in questi popoli, ne la storia pud trarre o dare sussidio. Forse la condizione d’Emonia, modesta anzi che no, sottrasse i fedeli alle persecuzioni piu frequenti nelle maggiori citta; forse i santi Pelagio e Massimo, riposti in nuova urna dal Vescovo Adamo nel 1146, furono scambiati con Massimo vescovo e Pelagio diacono martiri che furono d’ altra regione; perche a gravi sventure ando soggetta nel mezzo tempo cjuesta citta, e rinnovellatosi il popolo repenti- namente, le antiche memorie andarono perdute. Certo che il menzionarsi sull’ arca prima S. Pelagio, il culto precipuo dato a questo, la venerazione al santo, la memoria solo di lui nei diplomi del mezzo tempo allorquando si fa menzione del titolo della chiesa, il culto non raro nella provincia a S. Pelagio, non altrettanto a S. Massimo, danno luogo a conget- tura, la quale d’ altronde se pone in dubbiezza la storia, per nulla diminuisce o lede il culto e la venerazione di quella popolazione. Pure se la chiesa, di Ciltanova altribuiva ed at- tribuisce a S. Pelagio il primo doppio onore di prima classe, la commemorazione di questo santo non e usitata nelle chiese tergestina e parentina; le quali ali’invece celebrano la memo¬ ria di S. Massimo vescovo e confessore (vescovo e martire lo dice la chiesa parenlina), nel di 29 di maggio, con doppio rito quando 1’ Emoniense fa doppio di seconda classe. E ve- rosimile che Emonia non avendo propri martiri, abbia ricorso al patrocinio di santi d’ altri luoghi, siccome fecero Parenzo, Rovigno, Pedena, fino dai tempi nei quali fu donata la pace alla chiesa cristiana. E a ritenersi che Emonia vedesse fondato 1’ episcopato fino dal 524, anno in cui comincia la serie d’ altri vescovi deli’ Istria, e che in questi tempi come sorsero il duomo di Pa¬ renzo ed il sacello di S. Giusto in Trieste, s’alzasse la chiesa cattedrale. La quale non e gia nell 1 odierno materiale quale si fu nella sua primitiva costruzione ; perche, sebbene la dis— posizione sia antica con portico dinanzi non del tutto spari- to, sia divisa a tre navi con coro e santuario e confessione sotterranea, comunque fino a tempi non lontani piu che due secoli conservasse cattedra in marmo vescovile, e seggi pel clero, edambone; pure 1’ opera povera ed ai pilastri si mostra di tempi piu tardi. Persona che pote vedere le nude muraglie della chiesa attesta esservi adoperati per materiali da fabbrica marmi lavorati e brandelli di Ieggende. Potemmo vedere frammenti di materiali gia appartenenti al duomo, i quali per la qualita di marmi siccome pel genere d’ intagli accennano al secolo VI, marmo greco ciob, porfido di dimensioni non pic— cole, septi, e chiusure di finestre, lavori di tempi giustinianei, materiali ed opere non proprie di tempi posteriori. II battistero, il tipo migliore che sia durato nella provincia, atterrato appena dal Vescovo Stratico non era povero di marmi; il Vescovo Mauricio che ne rifaceva il ciborio nel IX secolo, aveva fatto uso di pietra calcare anzi che di marmo., Nel duomo di Cit— tanova v’era cella, non frequente, rotonda isolata, per consa- crazione di .oli santi. Indizi gravissimi vi sono che antico duomo venisse alzato nel VI secolo, distrutto per impeto di esterni nemici, forse nel tempo in cui altrettanto sofferirono Umago e Rovigno. L’ antica estensione della diocesi Emoniense non e dif— ficile a riconoscersi, p er che nb i cangiamenti dei confrni fu- rono frequenti, ne soggiacque a soppressione prima di questi tempi recenti. Abbracciava 1’agro proprio non ampio d’Emonia, ed i territori tributar! che oggidi formano i comuni di Buje, di Grisignana, di Portole in superficie di 4,9 leghe. Sembra che nessun’altra congregazione di chiesa fosse sotto il governo del vescovo d’Emonia, dacche in nessun altro luogo vi ha traccia di arcidiacono o di antichissimi capiloli, fuori deli’ Emoniense. Il quale a giudicarne da indizi di tempi medi aveva dieci capi- tolari, con dignita d’ arcidiacono, di decano e di scolastico. Gl’instituti monastici non furono sconosciuti sebbene rare sieno le notizie e talmente d’ averne appena traccia. Monastero v’ era a S. Pietro sul seno del Quieto, a brevissima distanza dalla in Daila, del quale possiamo dire soltanto che fu intitolato a S. Giovanni, da piii secoli soppresso; un terzo sembra essere stato ove poi fu luogo di monache, detto S. Martino di Tripoli; — tutti e tre non lontani, e sulle tre vie che mettevano ad Emo- nia, in luoghi ove non sono rari gli avanzi antichi. Non giunse fino a noi memoria certa del vescovo che primo šali sulla cattedra Emoniense; non sarebbe pero ecce- dere il ritenerlo quel Beato Fiore, che diretto a Costantinopoli approdo a Pola, vi mori, ed e ivi tenuto in grande venerazione. Anche Nazario Protoepiscopo di Capodistria fu santo, e Niceforo che puossi ritenere Protoepiscopo di Pedena. Ne assai frequente territori tributari fino in tempi recenti, i quali furono poi dati in feudo a nobili famiglie, quando i vescovi piu che di redditi ebbero forse bisogno di militi e di splendore di corteggio. Erano baronie del Vescovato di Cittanova S. Giovanni in Dai- la, S. Giovanni del Corneto, Gradina, Malocepich, Topolovaz, Cuberton. Ricuperato dai patriarchi d’AquiIeja il dirilto metropolitico su 1’ Istria tutta, i prelati Emoniensi migliorarono di condizione per la potenza a cui quelli s’ avviavano, per la grazia in cui stavano presso gl’ imperatori; difatti Corrado faceva loro dono 1038. della baronia di S. Lorenzo in Daila, che poi ebbe titolo di Contea del quale si fregiarono. Ed allorquando i patriarchi divennero Marchesi d’Istria, ed i vescovi di Cittanova furono loro soggetti non solo come a metropolita, ma come a principe secolare, i vescovi Emoniensi furono spesso incaricati del vicariato nelfarcidiocesi, o d’altre missioni di pubblico governo, ed ebbero una prebenda canoni- cale nel capitolo d’Aqui!eja, in sussidio della loro poverta. Cid non porto alterazione al diritto di elezione del proprio pastore che aveva il capitolo di Emonia, il di cui esercizio anche qui come altrove era troppo spesso argomento di scissure e di divisioni. 1270. Quando Cittanova passo in dominio dei Veneziani per vo- lontaria dedizione di quel popolo, la sola citta si > sottrasse al dominio patriarcale; 1’agro circostante, il rimanente della diocesi, rimase del patriarca, ed in questa diocesi esercitava il vescovo poteri baronali; per cui ne venne che le relazioni fra vescovi Emoniensi e patriarchi d’Aquileja continuarono frequentissime e strette, sia che i prelati fossero sudditi veneti od altrimenti. Passato il marchesato d’Istria in potere della Repubblica Veneta, e cessato nel patriarca d’Aquileja ogni diritto di prin- 1420. cipe, si prepararono cangiamenti che ebbero elfelto quattrocento anni piu tardi. Le guerre di distruzione fra la Repubblica 1432. 1449. 1466. 1528. 1561. 1570. 1752 Veneta e quella di Genova, le pesti frequenti, piu che il malgoverno della pubblica salubrita e deila pubblica econo- mia, avevano disertata Emonia; il popolo scemo nella citta e nelFagro, e col popolo i redditi del clero costituiti dalle decime; la chiesa scese a poverta ed a quello stato che e inseparabile dalla poverta; fino a rendere grave F aere. Si tratlo allora di sopprimere il Vescovato, e Papa Eugenio ne ordinb 1’ unione a queIIo di Parenzo da mandarsi in esecuzione alla morte o rinuncia del Vescovo Giovanni Marcello. Pero non ebbe elFetto la unione coli’ Episcopato Parentino, ali’ invece venne dato in commenda ai patriarchi di Grado ed a quelli di Venezia suc- cessori dei Gradensi, ed e per tale titolo che il Beato Lorenzo Giustiniani governo la chiesa Emoniense. Sedici anni piu tardi Papa Paolo II restituiva la serie dei vescovi Emoniensi; cio pero non impedi che qualche tempo fosse governata dai Car- dinali Pisani. Col Vescovo Vielmi veramente ricomincia la stabilita del governo di chiesa. Dalle notizie che si hanno di quei tempi sembra che lo stato della diocesi fosse deplorabile, scarso il popolo, scarso il clero, poveri entrambi, deietti; rilassata la disciplina per gli antichi cangiamenti, per le recenti sventure, per le nuove genti venule. A rimettere la disciplina s’affaticarono dotti e santi prelati susseguitisi, cominciando dal Vielmi che fu veramente dotto e pio; vennero tenuti sinodi, instituite le con- gregazioni del clero pei časi di coscienza; la chiesa di Citta— nova comincio a riparare le piaghe che F avevano afflitta, e la piccolezza, la scarsita dei proventi non furono d’ ostacolo. Nella divisione del Patriarcato d’Aquileja, Cittanova fu fatta suffraganea di Venezia, la quale era subentrata alla chiesa Gradense. Nel 1784 s’aumento la diocesi colla Arcipretura d’Umago, staccata dalla diocesi triestina. I vescovi Emoniensi vantavano antichi diritti su quella pieve, e tentarono anche di farli valere sull’ appog-g-io di carte, che sgraziatamente non reggevanO alla critica; ne ci e noto se fra le ragioni per unirla al vescovato Emoniense venisse aecampata quella di vicinato che semhra avrebbe potuto prevalere nella abbinazione di quell’ antico episcopato, prima che venisse dato alla chiesa tergestina. I giudizi emanati nel secolo XVI furono contrar! agli Emoniensi, i quali pervennero al possesso d’ Umago per ben altro titolo, per ragione di stato cioe, quando si prodamo il principio di non tollerare giurisdizione di vescovi d’ altro stato. L’ aggre- gazione d’Umago miglioro d’alquanto i redditi vescovili, che per6 furono sempre meschini. Al cessare deli’Episcopato Emoniense vi avevano capitoli: il cattedrale di Cittanova, i collegiali d’ Umago, di Buje e di Grisignana, creato quest’ ultimo in memoria della sosta nel 1800. porto Quieto che fece il Pontefice Pio VII, allorquando, app ena eletto, da Venezia si recava ad Ancona. La diocesi abhracciava inallora vicariali (d’ oggidi) di Por- tole e di Umago, ed aveva dodici parocchie e sei cappellanie, e numerava quindicimila anime. 1828. Papa Leone XII sopprimeva la diocesi d’ Emonia e ne ordinava la incorporazione alla diocesi di Trieste; la quale ebbe 1831. elfetto alla morte deli’ultimo Vescovo Teodoro Loredan dei Conti Balbi. Pianta del duomo di Cittanova cof C čuitfco fattiotcto, c potnico decouOo fc cAultcuU ttaccic. <šcue det ^Pe6oovi <^iiKUuen4t. • Anni dopo G. C. 524. Seguendo 1’epoca fissata per la fondazione dei vescovati istriani, anche a questo di Emonia si assegnera 1’ anno 524. E verosimile che fosse primo vescovo il beato FLORIO, nativo da Emonia, il quale volendosi recare a Costantinopoli, giunto in Pola, mori, ed i suoi avanzi riposano in quella citta, tenuti in grandissima venerazione. Nel di 27 ottobre si solennizza la sna festa, giorno della sua morte. 546. GERMANO. L’anno 1658 venne dissotterrata in Pola antica pergamena portante la data IX Kal. Martias , sub Consulalu Basilii deli’ anno 546, colla quale l’Ar- civescovo di Ravenna S. Massimiano, nativo da Pola, o propriamente da Vistro nell’ agro polense, costituiva dotazione alla cbieSa di S. Maria Formosa, o di Canneto, costruita per di lui liberalita e divozione; assistevano alFatto, secondo la lezione the ne fece il Quer6nghi, cancelliere del Vescovo Marcello, Macedonio Patriarca di Aquilcja, Frugifero Vescovo di Trieste, Germanus Bononiensis , Isaccio di Pola, e Teodoro Brixinensis. Negli atti di Bologna si registrano in quel tempo vescovi di altro nonie, ne vi sarebbe ragione che S. Massimiano, polense di nascita, invitasse per chiesa che non era cattedrale, vescovi che non fossero della pro- vincia, chiamasse un metropolita straniero, chiamasse il vescovo di Trieste e dimenticasse gli istriani. Piuttosto i caratteri antichi velarono al Querenghi la vera lezione, che fu Germanus JEmoniensis , per cui non si esita a collocarlo fra questi. 579. PATRI CIO. Intervenne al sinodo tenuto dal patriarca Elia nella citta di Grado. 770. EUSTACHIO, nome desunto da lista privata. 781. MAURIZIO. Memorato in lettera di Papa Adriano al Re Pipino. Figura il di lui nome sugli avanzi del čiborio il quale copriva 1’ antica vasca del battistero di Citta— nova, da molti anni levato, ora murato nella parte esterna del duoino. Delle sei parti, cinque sono conservate con intagli che ben convengono a questa eta, ed inscrizioni non facili da supplirsi. f HOC • TIGMEN • LCETELVVO • ALMOQVE //// ////// BAPTISTERIO • DIGNO • MARMORE ///// ‘ /////// MAVRICIVS • EPISCO • POPVLI • DO • SVMMfr /////// ET • STVDIO • DEVOTE • PECTORE • TOTO • BEATE • IOHANNIS • VIII . liliIII RE • SED • FLEARIS • PLVR • ANOS • T ////// ASE • COGNOSGAMVS • IN • QVID • NOS IN • PAR ADIS VIT ALI GNA 804. STEFANO. Sembra doversi attrihuire a questo vescovo, com- parso nel parlaraento tenuto in Risano da Carlo Magno, la diocesi di Emonia. 932. FIRMINO. Figura nella pace conchiusa dal Marchese Wintero S’Istria coi Veneziani. 961. GIOVANNI. Interviene ad un giudicato del Conte d’Istria 994. Weribent pel monte Rosariol di Parenzo. 1015. AZZONE. Preše parte al sinodo tenuto in Aquileja, ed alla 1031. consacrazione delbinsigne basilica patriarcale dei santi Ermagora e Fortunato. 1038. GIOVANNI. L’Iinperatore Conrado, ad istanza del Patriarca Popone di Aquileja, fa dono ai vescovi Emoniensi della baronia di S. Lorenzo in Daila, dalla quale presero il titolo di Conti. 1072. ANDREA. Nella donazione che il Conte Cacellino fece alla chiesa di Moggio, figura il Vescovo Andrea. 1089. NICOLO. 109... ALESSANDRO. 1100. ANDREA. Interviene alla consacrazione della chiesa di Moggio. 1146. 1146. ADAMO, sedente il quale furono riposte le ossa dei santi Pelagio e Massimo nelParca di marmo che tuttora si vede. La chiesa di Emonia 6 1’ unica fra le odierne istriane la quale conservi il sotterraneo, martirio o- confessione sotto il santuario. E questo sotter- raneo opera a volto di semplicissimo lavoro, liella quale si adoperarono come materiali da fabbrica e / da selciato, pietre sculte e pietre scritte dell’epoca romana. La forma della confessione corrisponde interamente alla forma deli’ abside superiore; pero vi sono da lato due altre cellette, anguste, oscure, che si vogliono prigioni di Santi Martiri. Le volte sono sostenute da colonne; e su colonne posa 1’arca dei Santi in marmo, la quale sorpassa la volta per arrivare nel santuario superiore. Sull’ arca si legge inciso: f ANNO • DNECE • INCARNATIONIS • M • C • XL • VI VI • ID • OCTOB • RECDITA • ŠT • EMC- SCORVM CORPORA • PELAGII • ET • MAXIMI • TPR • DONI ■ ADA • EPf 1158. GIOVANNI. Desurito da lista privata. 1165. VIDONE Margone, priore di S. Nicolo di Riallo, dei Canonici Regolari. 1176. ARTVICO. Donava alle monache di S. Daniele di Venezia il monastero di S. Martino di Tripoli presso Cilta- nova. 1180. GIOVANNI. Figura in alti del Patriarca Vodalrico; nel 1180 1184. rinnova la donazione fatta alle monache di S. Daniele 1186. del monastero di S. Martino di Tripoli; nel 1189 1189. e presente ad un laudo compromissario del Patriarca Goffredo per le decime di Isola in questione fra il vescovo di Capodistria ed il monastero di dame di S. Maria fuori delle mura di Aquileja. 1188. ELEMENTE. Desunto da lista privata. 1194. OLDERICO. Testimonio in atto di componimento che fu tenuto in presenza del Patriarca Bertoldo in Parenzo in- sieme a Prodano di Pola. 1213. LEONARDO. Era canonico d’Aquileja, ebbe dali’Arcidiacono 1222. di quella citta in feudo la čuria e le torri con ogni giurisdiziOne, di che reinvesti lo stesso Ar¬ cidiacono ed Enrico di Villalta, a condizione che divenendo vescovi, non potessero disporne a fa- vore di laici. Mori il di 5 novembre d’anno ignoto, che pero dev’ essere tra il 1222 ed il 1224, legando ai canonici d’ Aquileja una časa posta in quella citta. 1224. GERARDO, Canonico Aquilejese; sceglie arbitri per le questioni 1237. in merito del convento di S. Martino di Tripoli, e figura nella sentenza pronunciata in Castel Ve¬ nere dal Patriarca d’ Aquileja Bertoldo con cui si decise a favore del Vescovato Emoniense della chiesa di S. Eliseo in Buje. Fu vicario del Pa¬ triarca Bertoldo. % * \ 1238. CANCIANO, egualmente canonico d’Aquileja, morto nel 1240; 1240. lascio in dono alla patriarcale un calice dorato in onore di S. Cancio e Soči. 1249. BONACCORSO, canonico d’ Aquileja. 1260. 1269. NICOLO. Nel di 8 maggio del 1272 fa acquisto di un pralo 1277. in Buje- 1279. EGIDIO. Eletto nell’ anno 1279, come apparisce da carte cre- 1282. dibili; registro privato gli assegna l’anno 1281. 1284. SIMONE, eletto dal capitolo di Cittanova nel di 15 maggio 1298. 1284. — Viveva ancora nel 1298. 1300. GIOVANNI di Casarperaco secondo atti vescovili. 1300. CANCIANO. Da atti vescovili. 1303. NATICHERIO, Abbate di S. Michele Sottoterra della diocesi di Parenzo. Concesse indulgenze alla cliiesa di Pi- rano nel di 12 maggio 1303; comparisce in atto di transazione fra il Conte di Gorizia ed il Comune di Parenzo per la villa di Torre. Mori nel 1305. 1308. GIROLDO da Parma, delPordine dei Predicatori; fu nominato 1318. dal Patriarca d’ Aquileja Pagano della Torre, al quale si devolse per provvisione il diritto, a mo- tivo della negligenza del capitolo Emoniense. Sem- bra che non abbia'sorpassato il 1318. • 1318. CANCIANO, fu vicario nello spirituale del Patriarca d’Aquileja Pagano della Torre. Mori in Cividale il di 4 aprile 1331. 1334. NATALE. Intervenne al concilio tenuto in Udine dal B. Ber- trando Patriarca d’Aquileja, nel 1335; nel 1339 al secondo concilio in Aquileja, nel di 24 aprile 1344 alla consacrazione della chiesa di Pirano. 1348. GIOVANNI Morosini, incaricato dal Beato Bertrando Patriarca 1352. d’ Aquileja di visitare il Cadore, e nel 1352 an- 1^58. che Trieste. 1354. FRA EGIDIO. Fu preselite ali’ investitura feudale fatta dal Pa- triarca Nicold di Luzemburgo alla famiglia dei Ver¬ či, alla quale asšistette anche il Marchese d’Istria Jacobo Marescal. 1357. SIMEONE Panzani, udinese, secondo registro privato. 1359. FRA GUGLIELMO de Conti, deli’ ordine dei Domenicani. 1362. 1362. GIOVANNI de Grandi, padovano. Gosi comparisce in instru- 1364. mento deli’ 8 febbraio 1364, con cui concedeva in affitto il territorio di S. Michele del Ceresario. 1367. DOMENICO Gaffaro, veneto, al quale il Doge Antonio Venier confermava il possesso delle acque di Fiumesino Longarola, e Budena presso Grado. 1382. PAOLO de Monteferetro. Nel di 4 novembre 1397 consacrava 1387. in Buje un altare. 1388. MARINO Micheli, veneto, nominato dalFAntipapa Clemente VII. 1397. GIOVANNI Morosini Veneto. Concede alla famiglia Vergerio le decime di Cuberton e Topolovaz. 1403. GIOVANNI Gremon da Trieste, nominato da Bonifacio IX 1’ anno XIR del suo pontificato. v 1409. GIOVANNI de Montina, deli’ordine dei Minori Conventuali, no¬ minato nel di 9 settembre 1409 da Papa Alessaa- dro V o piuttosto Giovanni da Trieste, che poteva essere il Gremon, canonico fino al 1394. 1410. FRA TOMASO Paruta, veneto, della famiglia Tomasini oriunda da Lucca, parente della Paruta. Studio teologia iu Oxfort, compi gli studi a Parigi, fu lettore di filo- sofia in Rimini. Nel 1415 e 1416 intervenne al concilio di Costanza, ove declamb e ne scrisse la storia. Nel 1420 fu trasferito alla cliiesa di Pola da Martino V. 1421. DANIELE Gario, trevisano, dottore di legge, traslato nel 1426 1426. alla eliiesa di Parenzo. '. ’ - < 1426. FILIPPO Paruta. 1427. GIOVANNI Moro sini. 1432. GIOVANNI Marcello. Eugenio IV Papa uni la diocesi di Cit— tanova a cjuella di Parenzo, nel caso rimanesse la sede vacante per rinuncia o per morte. Questa disposizione non ebbe elFetto. Passata la cliiesa in commenda dei patriarchi di Grado, indi di quelli di Venezia, furono commendatari: 1449. DOMENICO Micheli, Patriarca, del quale era Vicario Domenico Decano della cattedrale/ 1451. IL BEATO LORENZO Giustiniani, primo patriarca di Venezia. 1460. MAFFEO Contarini, Patriarca. 1463. ANDREA Condulmier, Patriarca. 1465. GREGORIO Corraro, Patriarca. 1466. MAFFEO Gerardi, Patriarca. In cpiesfanno, cessata la eommenda, fu resti- tuita la serie dei vescovi, e Papa Paolo II nomino 1466. FRANCESCO Contarini, teologo e giureconsulto, che riparo 1491. r eeonomia deli’ episcopato. 1491. MARCO ANTONIO Foscarini. 1521. FRA ANTONIO Marcello, da Cherso, deli’ ordine deiMinori Con- 1528. ventuali, dottore di Teologia, Arcivescovo di Patras- so, preše possesso il di 6 aprile 1522. Mori in patria e fu sepolto nella cliiesa del suo ordine. 1528. FRANCESCO Cardinale Pisani, amministratore. 1528. ALVISE Cardinale Pisani, amministratore. 1530. GIACOMO Benedetto, veneziano. 1532. 1532. ALESSANDRO degli Orsi da Bologna, amieo del Cardinale Pisani col cjuale anzi stette cpiasi sempre. Mori in Roma 1561. Pultimo di luglio 1561 e fu sepolto nella cliiesa di S. Onofrio. 1561. MATTEO Priuli, prelato di grande considerazione, passato nel 1565. 1561 alla cliiesa di Vicenza, 1565. ALVISE Cardinale Pisani, amministratore. 1570. 1670. FRA GIROLAMO Vielmi, padovano, deli’ ordine di S. Domenico, teologo famoso, professore di Padova, Vescovo di Argolica nelP Acaja, intervenne al concilio di Trento. Fu maestro di s. Carlo Borromeo, autore di varie opere, e propugnatore di Matteo Flaccio o Fran- covich di Albona. Fu beneraerito assai della chiesa di Cittanova. Fatto veccliio, aveva ottenuto un coadjutore con futura successione in Alessandro Avogadro che gli premori nel 1581. Nel gennaro seguente mori in Venezia il di 7 febbraio e fu sepolto nella chiesa dei santi Giovanni e Paolo, 1582. avanti 1’altar maggiore. 1582. ANTONIO Saraceno, nobile vicentino, giureconsulto illustre, stato cameriere segreto di Papa Gregorio XIII, fu sempre infermo in Murano ove anche mori il di 7 novembre 1606. 1606, sepolto nella chiesa di S. Corona in Vicenza. Fu suo vicario D. Paolo Diedo, dottore di legge, venelo, soggetto di molto valore e virtu. 1606. FRANCESCO Conte Manin, d’ Udine, dottore di legge, Abbate di S. Michele di Pola, coetaneo e condiscepolo di s. Carlo Borromeo. Mori in Udine il di 28 1619. settembre 1619, e venne sepolto nella chiesa della B. Vergine delle Grazie. 1619. EUSEBIO Caimo, udinese, dottore di legge, avvocato,poi canonico 1640. . di Aquileja. Mori in Verteneglio il di 19 ottobre 1640, trasportato in Udine fu sepolto nella chiesa della B. V. delle Grazie. Va stampato il suo elogio colla effigie nelle vite degli uomini illustri del Tommasini. 1641. GIACOMO FILIPPO Tommasini, padovano, dottore di Teologia, visitatore della congregazione dei canonici secolari di S. Giorgio in Alga a Venezia, uomo dei piu distinti per sapere del suo tempo. Tenne sinodo 1655. nel 1644. Mori in Padova il di 12 giugno 1655- 1655. GIORGIO Darminio candiotto da Tine, traslatato da Caorle. 1671. GIACOMO ConteBruti, da Capodistria, canonico di cpiella cat- tedrale, dottore in ambe le leggi, vicario di Ceneda, venne creato -Vescovo da Clemente XI il di l.° giugno 1671, preše possesso di Cittanova il di 18 luglio 1671. Mori d’anni 51 in Buje nel novem- 1679. bre 1679, e fu sepolto in quella collegiata i di cui canonici per sua opera vennero decorati deli’ al- mazia. Tenne sinodo nel 1674. Nel duomo di Buje si legge; D • O • M IACOBO • BRVTO • IVSTINOPOLITANO EPISCOPO • JSMONIENSI VIGILANTISSIMO ANTONIVS • AMICORVM SVO • FRATRVMOVE • NOMINE MESTISSIMVS s H • M •' P ANNO • DNI • MDCLXXX 1684. NICOLO Gabrieli, udinese, canonico d’Aquileja, eletto il di 5 maggio 1464, giunto al Jrentesimo anno di governo rinuncio. Tenne sinodo 1’ anno 1691. 1717. DANIELE Šansoni, veneto, dipovera famiglia, alunno della chiesa di S. Moisb: colto assai anche nelle leggi civili lielle quali ebbe la laurea. Fu avvocalo ecclesia- stico, indi fiscale al tribunale apostolico, per cui ebbe relazione coi legati pontifici. Da semplice suddiacono, Papa Clemente XI nel di 11 luglio 1712 Io elesse a Vescovo di Caorle, e nel 14 giugno 1717 fu traslatato a Cittanova. 1725. FRA VITTORIOMazzocca, deli’ ordine deiDomenicani, veneziano, lettore di filosofia e teologia, provinciale deli’ una e deli’altra Lombardia, rettore deli’ Universita di Bologna, professore a Roma nel collegio Casana- tense, indi priore del convento di Castello in v Venezia. Al secolo ebbe nome Domenico Andrea. Nel di 20 giugno 1725 Benedetto XIII lo consacrd di sua mano Vescovo di Cittanova. Nel 1731 lo avrebbe voluto trasferire ali’ Arcivescovato di Cor- fii, ma 1’ eta non permise al Mazzocca cbe accet- 1732. tasse. Mori nel 1732 d’ anni 76 nel convento di S. Domenico di Venezia, ove fu anche sepolto ed alzatogli busto d’ ©nore. Tenue sinodo nel 1730. 1732. GASPARO de Negri, veneto, nato li 22 aprile 1679, eletto s Vescovo di Cittanova, insigne per dottrina nelle storie, nelle lettere e nei sacri canoni, promotore degli studi, e diligente ricoglitore delle memorie 1742. delPlstria. Nel di 21 luglio 1742 fu traslatato a Parenzo. 1754. 1742. MARINO Bozzatini, nobile padovano, dottore di S. Teologia, nativo e Canonico da Piove di Sacco, eletto il di 14 maggio 1742, ordinato Vescovo il di 15 luglio 1742,- mori in Buje il 9 luglio 1754, e sepolto in quel duomo. MARINVS • BOZZATINVS CANONICVS • SACCENSIS PONTIFEX • AAIONIENSIS PIETATE • DOCTRINA '• LIBERALITATE PRIBIJVA • ECCLESLE • EXEMPLA • AMVLATVS OBUT • VII • ID • IVL • ANNO • MDCCLIV 1754. STEFANO Leoni, da Cattaro, nominato il di 22 settembre 1754, dotfore di Teologia e di Filosofia, costrusse 1’ al- tare dei santi Massimo e Pelagio. Mori il di 9 maggio 1776 e fu sepolto nel duorao in avello che si preparo: D ■ O • M STEPHANVS • LEONI • CATHARENSIS ABBAS • COMMENDAT • NONON PHILOSOPHLE • SAC • THEOLOGLE • DOCTOR EPISCOPVS • AiMONIENSIS CONSTRVCTO • PROPRIIS • SVMPTIBVS • ALTARE SS • MM • MAXIMI • ET • PELAGII ■ HOC • ETIAM TVMVLVM • SVO -CVM . ORNATV • ŠIBI SVCCESSORIBYSQYE • SVIS PARAVIT MDCC • LXIV PLENVS • MERITIS OBDORMIVIT • IN • DNO - ANNO M • DCC • LXXVI ■ V • IDVS • MAII 1776. DOMENICO Conte Stratico, da Žara, maestro di Teologia, teo- logo delle Universita di Firenze e di Siena, deli’ or- dine di S. Doraenico, nalp neH’ anno 1732, prelato insigne per pieta e p er rara dottrina. Venne tras- ferito ali’Episcopato di Lesina. 1795. TEODORO Loredan dei Conti Balbi, nativo da Veglia del Quar- 1831. nero, canonico di Pola, poi consigliere intimo attuale di stato di Sua Maesta Austriaca, e Commendatore deli’ ordine di Leopoldo, mori il 23 maggio 1831, e fu sepolto nella chiesa di S. Agata fuori le mura. Papa Leone XII con Bolla dei 5 luglio 1828 ordind la soppressione della diocesi, e 1’ unione a quella di Trieste, da mandarsi ad effetto alla morte del Vescovo Balbi, come difatti avvenne. DELLA SANTA CIIIESA PETENATE. ir- c/e//a danta, c S/ii&m ČPetenate. Singolare comparsa parve a molti il Vescovato di Pedena nell’ interno deli’ Istria; si piccolo, che appena misurava le 3, 7 leghe quadrate di superficie, che il prelato dalla sua residenza vedeva le diocesi d’altri vescovi; si povero, che nel secolo decorso soramavano le rendite a scarsi 400 flor. Pure antica e costante farna proclamava questo Vescovato per antichissimo, fondato da Costantino Imperatore, e cercando ragione nel significato che avrebbe in islavo la radice del nome, lo si vo- leva per quinto nelfordine d’erezione delPorbe cristiano. Ecco alcuni versi in onore di Pedena: Quinta ego post ‘Petri sedem , sum Petina sedes , Peniapolis veteri nomine dieta fui. Urbs sum , sed potius moles ego saxea dicor , Cui baculum Petrus petra situmgue dedit. Ergo silete urbes reliquce vos esse perennes Quce terra aut mediis testa tenetis aguis. Ed ecco inscrizione che nel 1779 1’ ultimo Vescovo di Pedena Aldrago de Piccardi faceva scrivere nell’ episcopio, seguendo le comuiii credenze: D / O • M HOSPES • INGREDERE • OSTIVM NON • EST • ENIM • HOSTIVM EPISCOPIVM • PETEN ATICVM CONSTANTINIANVM • QVINTVM VNDE • PET EN JE • NOMEN ARSLE • ORIGINI • CONTERMINVM B • NICEPHORI • ANTIOCHLE • PASSI AD • FLANATICVM • PORTVM • POSTEA • TRANSMISSI INDE • XXX • XBRIS • EQVO • LIBERO • IMPOSITI HIC • AVTEM • ADVENTANTIS • FIRMITER • SVBSISTENTIS MEMORLE • AC • HONORI A • MAGNO • (LES • PIO • FEL • AVGVSTO IN • HOC • f • VINCENTE SILVESTRO • SEDENTE • I ANNO • CHR • CCCXXIV IBIDEM • SVPRA • FIRMAM • PETRAM FVNDATVM • DEDICATVMQVE Del nome diremo, essere ben altro che slavo, ma invece di antiehissima lingua celtica gia usata in queste regioni e nelle Alpi tutte, e piii a settentrione, e nel centro medesimo d’ Ilalia; dato a Pedena prima che gli Slavi si estendessero per queste provincie; PETENA dissero i Celti indigeni quella citta che imama chiamarono i Romani, ed i moderni Salisburgo. Diffi- cile e il dire qualcosa sull’ dntica condizione di Pedena perche le antiche memorie o furono tenute a vile, o rare sono ad inve- nirsi; il reggimento feudale che prevalse nei tempi medi, cangio leggere nell’ antico attraverso 1’ odierno stalo. Pensiamo che se non arapia questa citta o qualsiasi altra delta marina, sufficiente esente dalFimposta fondiaria (il che era appunto segno di li- bera condizione), e che assoggettato poi a censo nel IV secolo al pari d’ ogni altra citta, o colonia, pagasse aversuale eguale a quella cui venne assoggettata Pinguente. E forse di questa Pedena che intende far menzione Tolomeo nelle sue geografie, allorquando noveraiido le citta mediterranee deli’Istria registra: Pucinum , Pinquentum % Almm , viziato iPnome di Pttcinum dagli fosse 1’ agro suo, ed a’tempi romani fosse comune libero, ) istriani. Anche in Parenzo avvenne che il nome di Flavio Giustiniano nel diploma di dotazione del clero venisse letto Costantino, intendendo il figlio d’Irene del 796, e per lungo tempo si attribui a questi cio eh’ era d’ altri. La tradizione della pace data alla chiesa e la tradizione della fondazione dei ve- scovati istriani si confusero insieme per formarne una terza resa piu incerta per le induzioni che trarre si vollero da cir- costanze di nomi. Fu da qualcuno asseverato che la diocesi di Pedena abbracciasse in tempi assai remoti tutto 1’Arcidia- conato d’Albona e quanto era Arcidiaconato di Fiume, cioe a dire tutta qnella parte di diocesi polense che stava a levante deli’ Arsa, la quale tradizione sembra accennare a giurisdizione corepiscopale antica; cessata al regolarsi delle diocesi nel 524. 789. militi e supremo governatore della provincia risiedeva in Pola; il patriarca, i vescovi per dignita e per poteri figuravano fra i primati, e come il patriarca precedeva il maestro dei militi, i vescovi precedevano le magistrature municipali. Passata Plstria in potere dei Franchi, la carica suprema venne mante- nuta col titolo di Duca o Marchese, e doveva questa rifare il pubblico reggimento su forme che poi si dissero feudali; ma 1’ effetto manco per volonta degli imperatori medesimi che P antico sistema vollero conservato: pero se il marchesato ri- mase un officio, si disponeva F Istria fra terra a comporsi in dominio che doveva essere retaggio feudale di illustre časa; si disponeva naturalmente te fonnazione delte Contea d’ Istria, la quale aveva centro in Pisino. Nel tempo corso fra te restituzione del diritto metropolitico ad Aquileja e la eredita delte Contea d’ Istria riconosciuta nella časa di Gorizia, i prelati di Pedena stettero in contatto coi patriarchi, ed ebbero da questi sulTragio nella poverla di loro rendite, sia con benefizt capitolari, sia con altri carichi. Il diritto di nomina sembra che fosse del capitolo, colle devoluzioni al patriarca; ma consolidatasi te časa di Gorizia, sembra che questa preparasse allora quel patronato e suite persona dei vescovi, e sulla chiesa medesima che poi si converti in dirit¬ to. I conti di Gorizia, che insieme erano conti di Gorizia e del Tirolo, palatini di Carintia, e che risiedevano piu volentieri nelle loro possidenze di -Carintia, ebbera desiderio che il Ve- 1238. scovato di Pedena, desolato a segno che appena v’era un cano- nico, venisse tolto e trasferito ad Orlemburgo. Cio avveniva nel tempo niedesimo in cui il Duca Bernardo di Carintia travagliava i prelati di Aquileja e di Irieste. A e fu fatta inchiesta a Papa Gregorio IX, il quale, mal volentieri persua- dendosi a togliere un episcopato, ne chiedeva contezza ai vescovi di Trieste e di Cittanova. Non 6 noto quale fosse la relazione di quesli; devesi supporre che non consigliassero la soppressione della diocesi dacche pochi anni piii tardi la serie dei vescovi si vede continuare. Sembra che in questi tempi si preparasse il diritto esercitato completamente nel XV secolo di presentare i vescovi di Pedena, i quali si veggono figurare spesso nell’ aula dei conti di Gorizia e del Tirolo. Passata la Contea d’ Istria in dominio della Serenissima 1374. Časa d’ Austria per patto reciproco di eredita coi Conti di Go¬ rizia, conviene credere che i duchi d’Austria professassero pel loro-Vescovo di Pedena quelle stesse massime che pochi anni 1382. piii tardi manifestarono per 1’ elezione dei vescovi di Trieste. I cangiamenti avvenuti nel Carnio influirono efficacemente su Pedena. II Carnio apparteneva alla'Arcidiocesi d’Aquileja. Federico 1461. III Imperator e lo stacco, ed ilVescovato di Luhiana venne allora eretto con capitolo e dignita, e fu il Vescovato piii esteso e piii ricco di benefizi degli stati austriaci verso 1’Adriatico. Il Ducato del Carnio considerava la Contea d’ Istria come sua appendice politica, e questo pensamento veniva convalidato dal- faccpiisto che gli stati del Carnio avevano fatto della Contea di Pisino, quantunque alienata poi a private persone. Dal che ne venne che lo stesso Vescovato di Pedena si considero dipendente dalla provincia del Carnio non gia per quelle ragioni che sono di pubblico governo, sihbene per ragioni di chiesa. Benefiziati dignitari del Carnio, non ricusarono la mitra petenate, a sostenere il decoro della quale giovavano .i benefizi e le dignita alle qnali non rinunciavano, dimorando ■ spesso nelle residenze dei loro benefizi. Sia abitudine di vederli altrove residenti, sia altra cagione, qualcuno si tenne ed anco si disse sulfraganeo di Lubiana. Persone del clero agiate per familiari ricchezze portarono volentieri la mitra petenate quando anche cagionasse loro dispendio anzi che utile; per molti la sedia vescovile di Pedena era gradino per passare a vescovati migliori. E qiiando ne opulenti beneficiati, ne agiati sacerdoti eranvi pronti, la scelta facilmente cadeva su qualche claustrale d’ ordine mendicante. Non mancarono cosi prelati illustri per virtii e per nascita, quantunque piccola fosse la diocesi, poveri il prelato ed il clero. Di molto sarebbesi migliorata la condizione del Vescovo di Pedena, se le idee dei tempi e peculiari circostanze 1’ aves- sero conceduto. Imperciocche nella Contea delTIstria, di dominio della serenissima Časa d’ Austria, altri vescovi avevano giuris- dizione, quello di Pola cioe, quello di Parenzo; i riguardi politici difficoltando ai vescovi veneti di visitare questa parte di loro diocesi, si vuole che il Preposito di Pisino, che faceva pei vescovi parentini, e PArcidiacono di Fiume che faceva pei polensi, non avessero sufficienti poteri per mantenere la disci¬ plina in quel rigore che sarebbe stato conveniente, specialmente nel clero regolare. V’ aveva nella diocesi parentina, per6 sulle terre arciducali, il monastero di S. Pielro in Selve, dal quale dipendevano altri sulle terre venete, quello p. e. di S. Elisa- betta; i vescovi parentini avrebbero volentieri soppresso il monastero di S. Pietro, ed applicati li pingui redditi al semi- nario di giovani preti che avevano aperto, e Papa Gregorio XIII aveva anche aderito alla soppressione; ma i principi austriaci avrebbero voluto applicare quel principio di territorialita per eni i beni posti sulle terre. della contea sarebbersi applicati alle chiese ed opere pie della contea, e facile sarebbe stato il passare dalla soppressione dei conventi alla regolazione delle diocesi secondo i conlini degli stati ; tanto piu facilmente che non fu raro il vedere i vescovi di Pcdena provvedere alla prepositura di Pisino, i prepositi di Pisino amministrare il va— cante Vescovato di Pedena. Ampia diocesi sarebbesi allora formata spontaneamente, di 20 leglie quadrate, non povera se alla mensa petenate.si fossero applicati i redditi dei monasteri, e delle porzioni di -diocesi tolte a Pola ed a Parenzo 5 ma cio non doveva succedere allora, n6 in quelle •forme. Nella seconda meta del secolo testb decorso, il capitolo cattedrale si componeva di quattro canonici non piu, i quali avevano anche la cura delle anime della citta di Pedena. Dodiči erano le parocchie compresa Pedena; Berdo ciob, Cherbune, Cerougle, Chersicla, Gallignana, Gollogorizza, S. Giovanni, Lindaro, Cepich, Novacco, tutte nello stato austriaco, Grimalda nello stato veneto; oltre queste v’ avevano i sei vicariati di Sarez, Scopliaco, Grobnico, Pervis, Tupliaco, Gradigne. Unico convento s’ era quello dei Paulini alla Beata Vergine del Lago, fondato gia nel 1396 da Nicolo ed Ermano Guttenegker, nel quale v’avevano soltanto 4 sacerdoti. La messa veniva cele- brata per lo piii in illirico. I redditi vescovili erano gia di decime, ma andarono per- dute, e di molte fu data investita feudale ai Conti di Pisino per titolo d’avvocazia; rimasero Scopliaco e Tupliaco eh’erano baronie del vescovo, alle quali fu aggiunta la baronia di Gol¬ logorizza. Nelle regolazioni di Giuseppe II la diocesi di Pedena venne 1784. destinata a soppressione. L’idtimo Vescovo Aldrago de Piccardi fu trasferito ali’ Episcopato di Segna; pero esso preferi risiedere 1788. in Trieste sua patria. Quattro anni piii tardi, la diocesi veniva tolta, unita a quella di Gradišča, poi a quella di Trieste. I Marcbesi Montecucoli, Conti di Pisino, in cambio del diritto di nominare i vescovi ebbero quello di nominare il decano della chiesa gradiscana, poi della metropolitana di Gra¬ dišča e lo conservano tuttora. La diocesi di Pedena conterrebbe oggidi 10000 anime, cent’ anni fa non ne contava la meta, e ben rassomigliava a vescovato rurale, come verosimilmente fu nell’ origine. t)ci ^Pedcovi ^vefccu/čtb. Anni di G. C. N. S. 524. S. NICEFORO, di patria islriano. E verosimile che fosse il primo vescovo, e che al pari degli altri istriani venisse assunto nel 524, regnando Re Teodorico, per volonta di Papa S. Giovanni I, ad istanza deli’ Imperatore bizantino Giustino. Caluniiiato dai propri, che lo imputarono di cose n sconcie, venne clriamato a giustificarsi dinanzi il metropolita Acjuilejese, al quale manifestatosi per ripetuti miracoli^ non ehhe duopo d’ allro. Le sorgenti presso Pinguente, due presso Trieste, tra le quali 1’ acqua del fontanile presso la parocchiale di S. Antonio nuovo, si allribuiscon scalurite mi- racolosamente a sua intercessione. Reduce da Aquileja per la via di mare, toccd il porto di Umago, e vi mori il di 6 di settemhre di anno ignoto. Il santo corpo insieme a quello del suo diacono s. Massimiliano sono vencrati nel duomo d’Umago; la destra di lui fu trasmessa a Pedena. 546. TEODORO. Ali’ atto di dotazione e di cansacrazione della chiesa di S. Maria Formosa o di Canneto di Pola, costrutta dali’ Arcivescovo Ravennate s. Massimiano, che fu nativo di Pola, comparisce fra i vescovi Theodorus Brixinensis , cpiando ne in Brescia ne in Bressanone v’ era vescovo di tale nome a quei tempi, ne vi era ragione che muovesse si da lontano e d’ altra regione per si fatto oggetto. Ya letto piuttosto Petenensis , e non si esita a collocarlo in questa serie. 579. MARCIANO. Intervenne al sinodo di Grado, nel quale' venne di- chiarata questa citta metropoli eeclesiastica del- 1’Istria. 679. URSINIANO. Intervenne al concilio romano tenuto da Papa Agatone contro i Monoteliti. 804. LORENZO. E semplice congettura, essendo un Vescovo di Pe- dena fra i cinque intervenuti al parlamento tenuto nella valle di Risano dai legati di Carlo Magno sulle querimonie degli Istriani contro il Duca Gio- vanni. 975. FREDEBERTO, figura in atti dei patriarchi d’ Aquileja. 1002.o. In atto col quale Wodalrica Marchese d’ Istria dis— pone di alcuni beni, interviene un Dei gratia petenensis episcopus , del di cui nome, cancellato dal tempo, non si legge che Fultima lettera O. 1015. STEFANO. Interviene a donazione fatta da Giovanni Patriarca Aquilejese al preposito ed ai canonici di S. Stefano di Cividale. 1031. VOLDARICO. Assistette alla solenne consacrazione della basi' 1085. PIETRO. Figura nella donazione che il Patriarca Voldarico fece al monastero della Belinia, della chiesa e del mo- nastero di S. Giovanni di Tuba al Timavo. 1176. FEDERICO. Nella donazione che Engelberto Conte di Gorizia 1254. OTTONE. El registrato fra quei personaggi cbe fecero dona- zioni al monastero di Siltich nel Carnio. 1263. VIXARD0. 1275. BERNARDO. Consacro due altari in Hams del Tirolo ed ebbe 1290. 1295. ULRICO. Non avendo obbedito alle ripetute citazioni del Pa- triarca Raimondo, venne da questi scomunicato. 1310. ODORISIO. Intervenne al concilio provinciale d’Aquileja tenuto da Ottobono Patriarca, ratificando e confennando le costituzioni provinciali. Fu della famiglia Rer- trami di S. Apostolo da Orvieto, deli’ ordine dei Domenicani, dotto, umile, p er molti anni cappel- - lano del cardinale Napoleone Orsini, legato a latere nella Toscana, in Lombardia e nella Dal- mazia, e a intercessione di questi ebbe il Vescovato di Pedena. Volendo rivedere i fratelli, e sof- fermarsi qualche tempo nella religione sua, am- malo viaggio facendo, mori in Pola nel 1310 e fu sepolto nella chiesa dei Frati Minori di S. Fran- cesco, non avendo i Domenicani cbiesa in Pola. 1310. ENOCH. Eremitano di S. Agostino, apparisce nel convento 1322. suo di Lubiana di licenza del Patriarca dei 10 aprile 1322. 1325. DEMETRIO. Figura questo Vescovo in atto di confinazione tra il Conte d’ Istria, il Patriarca di Aquileja e la Repubblica di Venezia. L’ atto non e eerto per quanto riguarda le note croniche, pero ha carat- teristiche di.sufficiente credibilita. Cbiesa vedova. Il preposito di Pisino 1’ am- ministrava, e come amministratore comparve al 1339 . 1343. GUGLIELMO. 1343. AMANZIO, deli’ ordine dei Frati Minori, mori in questo stesso anno di sua elezione. 1344. STANISLAO di Cracovia, deli’ordine dei Predicatori. Intervenne alla consacrazione del duomo di Pirano, e parte- cipd alla concessipne di indulgenze alla chiesa di S. Stefano di Montona. 1348. DEMETRIO dei Malafori, nalivo di Žara, Arcidiacono di quella chiesa, venne promosso al vescovato petenate il di 21 febbraio 1348, trasferito nel 1353 a fjuello di IVona in Dalmazia. 1353. NICOLO Cervicense. 1374. LORENZO, il quale siccome vicario resse ad un tempo la 1377 . chiesa tergestina. 1382. 1389. FRA PAOLO di Conti da Urbino, deli’ordine dei Frati Minori di S. Francesco. 1394. FRA ANDREA Bono, da Caorle, nominato il di 14 febbraio, nel 1396 traslafato al Vescovato Agenenso nell’ isola di Candia. * 1396. ENRICO de Wildenstein, deli’ ordine degli Eremitani Agostiniani; traslatato dalla sede di Trieste per volonta di Bo- nifazio IX sulle querimonie del capitolo e del clero triestino, che 1' accusavano di prodigalita. Mori poco dopo nel 1397 di crepacuore. 1397. FRA PAOLO de Nostero, stiriano, deli’ ordine degli Eremitani Agostiniani. 1417. GIOVANNI, morto nello stesso anno. 1418. GREGORIO di Carintia, Eremitano Agostiniano, promosso alla cattedra petenate da Martino V nel febbraio 1418. 1427. NICOLO. 1434. PIETRO Giustiniani, nobile veneto, deli’ ordine dei Predicatori, priore di S. Domenico di Venezia, amministratore del monastero di S. Salvatore, visitatore apostolico della diocesi Acjuilejese; duro Vescovo per trent’anni. 1445. MARTINO, paroco di Lubiana, ove dur6 in tale qualita, perche titolare soltanto, nominato dali’ Antipapa Felice. E sepolto nella cattedrale di Lubiana, morto nel 1456. Eugenio lo aveva scomunicato. 1463. CORRADO. Era commendatario della Prepositura di S. Andrea al fiume Traisen nelFAustria, imperante Federico in. 1467. MICHELE. Si ha di lui menzione nel libro tavolare della Contea di Pisino. 1468. PASCASIO. Nativo di Gallignana, fu arcidiacono e vicario di Pedena, era fra’ yivi nel 1485, e fu tumulato nella patria sua ove si leggeva di lui epitaffio. 1490. GIORGIO Maninger de Kirchberg, di nobile famiglia del Carnio. 1492. Nel 1492 investi i Conti di Pisino delle decirne di Novacco, di .Cerouglie e di altri beni per ti- tolo di avvocazia. 1513. GIORGIO Slatkoina, paroco, canonico, indi preposito di Lubiana, 1520. promosso al Vescovato di Pedena conservando la 1522. parocchia, alla quale rinuncio soltanto nel 1517.— Nel 1514 ebbe il Vescovato di Vienna nell’Austria, senza percib perdere quello di Pedena. 1524. FRA NICOLO Craizer, di nobile famiglia della Carintia, duro 1525. breve tempo, morto il di l.° settembre 1525. 1525. GIOVANNI de Barbo, nativo di Cosgliaco, pronipote di Papa 1547. Paolo II, canonico di Trieste dal 1511 al 1516, pievano di Hrenovizza dal 1522, ritenne la paroc¬ chia anche dopo promosso al vescovato. Mori il di 16 gennaio 1547, e fu sepolto nel duomo di Pedena in tomba sulla quale si legge: PR4£SYLIS • IN • TVMVLO • HOC • CONSISTVNT OSSA • IOANNIS BARBIA • OVEM • GENVIT • SANGVINE CLARA • DOMVS AT • DEVS • OMNIPOTENS ANIMAM • REOVIESCERE • C(ELO IVSSIT • VT . ET • CORPVS • TRANSEAT IN • CINERES V • P 1548. ZACCARIA Giovanni Givanicz, raguseo, consigliere deli’Impe- 1553 ratore Ferdinando I, dal quale per la poverta del- 1559 p episcopato ottenne nel 1553 la parocchia di 1562. Hrenovizza. *Sostenne forti contese coi villici di Scopliaco e Tupliaco per ragione di decime. Ancor nel 1561, ai 20 settembre, lo si vede figurare in atti, e sembra che unisse anche in se la preposi- tura di Pisino. Mori nel 9 maržo del 1562, come pare, e fu sepolto in Gallignana. 1563. GIACOMO di Cromberg. 1570. FRA DANIELE Barbo, cremonese, deli’ ordine dei Predicatori, dottore di Legge, professore di Teologia, conte del sacro palazzo, commissario generale della sacra Inquisizione, promosso il di 4 giugno 1563. Mori il di 25 febbraio 1570. 1570. GIORGIO Rautgartler, successe al Barbo lo stesso anno deli’o- 1600. bito di questi. Fu nativo di Segna, dottore di Teologia, canonico di Zagabria; duro molli anni senza farsi consacrare e soleva intitolarsi — Dei et Serenissimi Principis Caroli Archid. Aust. gratia electus episcopus =. Intervenne al sinodo provinciale d’Udine tenuto dal Patriarca Barbaro nel 1596, amplio la residenza episcopale, costrui cisterna, preparo la tomba pei successori e per se, nella quale discese il di 10 dicembre 1600. t 1602. ANTONIO Žara, d’Aquileja, favorito deli’ Arciduca Ferdinando 1621. II che gli assegno qualche rendita su Fiiune, lo fe’preposito di Pisino, suo consigliere, e nel 1602 mentre Žara avea 26 anni d’ eta, e soltanto la prima tonsura, lo nomino Vescovo di Pedena, an- nuente e dispensante Clemente VIII. Fu distinto letterato , autore d’ opera dedicata ali’ Arciduca Ferdinando = De anatomia ingeniorum — stampata in Venezia, nella quale opera trovasi la sna effigie. Mori il 30 dicembre 1621, sepolto nel Duomo di Pedena. HIC • IACET • ANTONIVS • ŽARA AOVILEIENSIS • EPISC • PETINENSIS ET • INVICTIS • (LESARIS • FERDINANDI • II GERMANLE • HVNGARLE • ET BOEMLE • REGIS • CONSILIARIVS ET • DOMINVS • GOLLEGORITLE OBUT • ANNO • DOMINI M r * D • C ■ XXI DIE • XXX • DECEMB 1622. CARLO Weinsberger, deli’ ordine dei Minori Osservanti, teologo, Vescovo di Nazaret in partibus , ebbe a consacrare 1625. il Vescovo di Trieste Raimondo Scarlichio, il cjuale poi passo a vescovo di Lubiana. Mori a Retz in Austria nel 1625, ove e anche sepolto. 1625. POMPEO Coronini, nativo da Gorizia o piuttosto da Cormons nel goriziano, dottore di legge, visitatore delFAr- civescovato di Salisburgo, consigliere intimo di Ferdinando II, commissario alla dieta provinciale di Gorizia, nobile del Carnio, dečano di Lubiana, venne promosso ali’episcopato petenense il di 21 aprile 1625; il quale fu da lui tenuto pressoche cinque anni, passato in Trieste il di 24 maržo 1631. 1632. GASPARO Bobegh da Radmansdorf, dottore di legge, consigliere 1034 di Ferdinando III, arcidiacono di Radmansdorf, pre- posito di Lubiana, era desiderato al Vescovato Lubianense, ma prevenuto da Rainaldo Scarlichio, ebbe quello di Pedena dal 27 maržo 1632 in poi, conservando la prepositura. Nello stesso anno ebbe a sostenere pubblica legazione presso la Repubblica veneta. Nel 1634 del mese di ottobre mori in Lubiana; gli avanzi di lui furono con gran pompa recati in Radmansdorf, sepolto in quella chiesa parocchiale. 1634. ANTONIO Marenzi, triestino, nato nel 1596, consigliere del- 1646. rimperatore Leopoldo, vicario generale castrense, venne promosso ali’ episcopato il di 17 agosto 1654, consacrato in Roma il di 17 ottobre 1638. Fu trasferito alla sede tergestina il di 26 aprile 1646. 1646. FRANCESCO MASSIM1LIANO Vaccano , goriziano, alunno del 1663. collegio germanico di Roma, dottore di S. Teologia, paroco di Reifniz ed • arcidiacono del Carnio infe- riore dal 1632 al 1643, vicario nel 1641 del Vescovo di Lubiana, consigliere imperiale, signore di Schonpass, deputato degli stati del Carnio; promosso nel 1646, confermato da Papa Innocenzo XI il di l.° maržo 1649, rimanendo frattanto nei suoi offici in Lubiana. Anzi nel 1657 fu fatto * . . ‘ * - preposito di Lubiana. Fu trasferito alla sede ter¬ gestina nel 1663, 12 maržo. 1662. FRA PAOLO Janschitz o de Tauris, croato, deli’ordine dei.Mi- nori di s. Francesco, lettore di Teologia, ministro provinciale del suo ordine per la Bossioa, Croazia, Austria ed Ungheria ben cinque volte, due volte defmitore deli’ ordine, commissario nazionale in Presburgo, venne da Leopoldo I eletto al Vesco- vato di Pedena, confermato da Papa Alessandro VIL Giunse in Pedena il di 9 novembre 1662, uso di predicare frequentemente in lingua croata, ristaurd F episcopio, regold i redditi, e maggiori cose avrebbe fatto, se prepotente desiderio di qualche mitra ungherese non F avesse occupato. Nel 1667 recandosi d’ inverno forte in Ungheria ammald in Lubiana nel convento del suo ordine ove mori di catarro, e fu sepolto in quella chiesa claustrale. GIACOMO deli’ Argento, triestino, vicario imperiale in Aquileja, canonico di Trieste dal 1643, arci- diacono di Reifniz dal 1651; eletto Vescovo lino dal 2 agtfsto 1657 mentre era in sede il Vaccano; ma per ignoti impedimenli giunse tardi al posses- so, dopo la morte cioes di Paolo de Tauris. Mori nel 1669. 1670. FRA PAOLO Budimir, dalla Bossina, guardiano e provinciale deli’ ordine dei Frati Minori della stretta osservanza. Venne presentalo dal Conte Volfango Engelberto d’ Auersberg divenuto signore di Pisino. Fu di salute assai cagionevole. 1671. ANDREA DANIELE dei Baroni di Raunoch, signore di Siller- 1686. Tabor e di Momiano, consigliere imperiale, cano¬ nico di Lubiana, eletto il di 15 dicembre 1670- Mori in Pedena il' di 9 dicembre 1686; i snoi avanzi furono trasportati nella tomba di sua fami- glia in Siller-Tabor, paroccliia di Cossana, cosi avendo ordinato in testamenlo. 1687. GIOVANNI MARCO Libero Barone dei Rossetti, dottore di Teo- logia, dal 1660 fino al 1683 paroco di Lubiana, 1667. GIOVANNI 1669. 1691. vicario generale, canonico, e dal 1687 Vescovo, poi del 1688 decano di Lubiana, consigliere irape- riale. Mori in Pedena il di 10 novembre 1691, e fu sepolto in quel duomo. sVb • hoC • saXo IaCet IOANNES • MarCVs • ROSSETTI praesVL • petIneNsIs CorporIs beatI ? nICephorI soCIetatI • aptatVs qVI eIVs • rVente • fano • restaVrato CLero bIennIo • reCte • sanCteqVe • astrVcto praVItate eVVlsa • atqVe • eXtIrpata seXageis t ario • MaIor reqVIeVIt • In • paCe IOH * FRANCI * ROSSETTI ' LIB * BARO FRATRI • SVO • VERE * GERMANO MONVMENT * FIERI * FE CIT IOANNES • MARCVS • ROSSETTI SAC • R • I • LIB • BARO • A • ROSONEG DOM • IN • NVSDORF • PREDOLL • ET • NAVKOFFEL • & SAC • &ES • MAIESTATIS • CONSILIARIVS ET • EPPVS • PETENENSIS OBDORMIVIT • IN • DNO • 4 • NOVEMBRIS ‘1691 1693. PIETRO ANTONIO PAOLO Gauss de Homberg, nobile di Fiu- 1713. me, dottore di Teologia, Abbate di S. Giorgio in Canal, paroco di Bolzano in Tirolo, arcidiacono e vicario foraneo di Fiume. Eletto il di 9 maržo 1693. Sembra mancato nelT aprile 1716. 1716. GIORGIO FRANCESCO SAVERIO Marolti, nobile di Pola, 1740. dottore di Teologia, canonico di Pedena, arcidia¬ cono del Carnio inferiore, preposito di Rudolfsvvert, deputato agli stati del Carnio, Vescovo di Dardania in partibus , consigliere imperiale, coadjutore del precedente con speranza di successione, assnnse il governo della chiesa petenate col di 25 aprile 1716. • Mori in Fiume il 20 agosto 1740, se- polto nella chiesa di S. Vito dei Padri della com- pagnia di Gesu, dinanzi 1’ altare di s. Francesco Saverio. 1741. GIOVANNI GIUSEPPE B0NIFAZI0 Cecotti, deli’ordine dei 1765. Minori Riformati, nalivo da Gorizia, cappellano e confessore di Giovanni Antonio Taurinelto Marchese de Prie, Conte di Pisino, il quale lo presentč ve¬ scovo nel 1741. Mori il l.° maggio 1765, sepolto nel duomo di Pedena dinanzi F altare di s. Gio¬ vanni Battista, in tomba preparatagli dalla nipotc Caterina Collaucich. Nel 1754 Maria Teresa Imperatrice gli asse- gno 300 fiorini annui, a causa della poverla del vescovato. IOAN • IOS • BONIFAC • CECOTTI • GORITIAN MINOR -REFORM EPVS • PETINEN • S • C • R • AP • M • CONSILIARIVS RESTAVRATA • SEDE • AMPLIATA • ECCLESIA SVMMVM • PATRLE • ARCHIEPISCOPVM • PALIO ■ INSIGNIVIT PIVS • HVMILIS • MISERICORS PRO • DEO • POPVLO • ET • CLERO 1767. ALDRAGO ANTONIO dei Piccardi, ultimo Vescovo. era nativo FRACTVS • LABORIBVS • OBIIT • KAL • MAH M • DCC • LXV v ALDRAGO • ANTONIO • DE • PICCARDI CANONICO • DECANO • CATH • TERG • EMERITO OR • PIETATEM • VIRTVTEM • ET • CANDOREM AD • PETINENSE • EPISCOPIVM • EVECTO SAC • CAES • REG • APOS • MAI • CONS DEIN • A ■ JOSEPHO • II • IMP • AVG AD • SEGNIENSE • TRANSLATO SENIO • CONFECTO AC • PIE • IN • DNO • DEFVNCTO LAPIDEM • HVNC • MCESTISSIMVS • NEPOS FRANCISCVS • DE • PICCARDI • POSVIT ORIIT • IDIBVS ■ SEPTEMBRIS • M • DCC • LXXXIX 1788. Soppressione del Vescovato di Pedena, il quale viene unito alla diocesi di Gradišča, poi a quella di Trieste. PIMTA della Ghiesa parocchiale di S. Antonio in Trieste. DELLA DOMINAZIONE TEMFORALE DEI UTEIj medio tempo. c/ommazione /ej/t/to^a/e DEI W^S: IEL ME 1)10 TEMPO. 524 . 539 . IJa serie dei vescovi tergestini comincia a’tempi del gran Re Teodorico. Regnante questi i vescovi non ebbero fuori di chiesa che quel potere il quale proviene dal sacro carattere e dalla pubblica estimazione; ma passala 1’ Istria in potere di Giustiniano, il governo ebbe novello ordinamento sopra basi diverse dalle adottate in precedenza durante 1’impero occidentale e d il regno gotico. Un Maestro dei Militi fu preposto a tutta intera la provincia con potere militare e civile, e risiedeva in Pola preparando cosi la via alla carica diMarchese; i comuni ebbero Tribuni dei Militi- con poteri altresi civili e militari; il governo comunale continuava ad essere poggiato alle municipalita, pero con modilicazioni dali’antico ordine di cose, che preparavano la via alle instituzioni del mezzo tempo. Giustiniano seguendo gli avviamenti de’ suoi antecessori aveva dato ai vescovi amplissimi poteri nell’ amministrazione economica delle citta, nella giustizia civile, nella polizia; da questi dipendeva essenzialmente la nomina dei primi magistrati urbani, avevano la sorveglianza di questi accogliendo anche le lagnanze che fossersi fatte; avevano la suprema cura di tutta 1’eco- nomia e dei dispendi, chiamando annualmente i funzionari a rendiconto; sorvegliavano le pubbliche costruzioni e le carceri; avevano la giurisdizione civile sui conventi e sul clero; pren- devano parte alla noraina di tutori, se dati dai Magistrati urba¬ ni; avevano la censura dei costurai; al vescovo doveasi ricor- rere a fine di preservare il possesso contro prescrizione a fa- vore di minori e di assenti. Questi poteri, limitati dapprima alla citta entro le mura, s’estesero anche negli agri e perfino sui giudici provinciali. Ci e accaduto di vedere sopra le mura di Pola scritto = ECCLE POL —, e la stessa leggenda incisa su porta di r citta in caratteri cbe ben convengono al YI secolo, quasi le mura segnassero la primitiva giurisdizione civile dei vescovi, estesa piu tardi alle borgate ed ali’ agro. II potere civile dei vescovi era tanto piu necessario, quantoche la saggezza e la virtu erano precipuamente dei sa- cerdoti, come piu tardi quasi in essi soli si concentro; il potere dei vescovi costituiva potere di tutela e di appellazione sopra i comuni, cbe ando aumentandosi come gli antichi ordinamenti di stato cedevano al dechinare dei tempi. Nei parlamenti o con- vocazioni provinciali i vescovi prendevano sede, per quel potere appunto che avevano ed in precedenza ad altri deputati; nel parlamento tenutosi a’ tempi di Carlo Magno veggonsi in- tervenire i vescovi e prendere pošto in preferenza ai deputati delle citta ed agli ottimati della provincia, e vedesi pure il pa- triarca di Grado, metropolita della provincia, sedere in parlamento. L’ ordine introdotto da Giustiniano nell’ Istria duro fino al cadere della dominazione bizantina. Carlo Magno volle portarvi cangiamento; pero sulle istanze degli Istriani, Lodovico confer- mava 1’ antico sistema, ed i vescovi tanto piu facilmente con- tinuarono nelFesercižio di loro poteri, quantoche assomigliavano in cio ai Conti instituiti dai Franchi in altre provincie. Di fatti 1150. nelle transazioni delle citta istriane di tempi posteriori veggonsi i vescovi alla testa delle municipalita nel giurare pači o dedi- zioni. Nessun particolare documento giunse a noi che attestasse nei vescovi di Trieste 1’ esercizio dei poteri indicati; non v’ e pero motivo di ritenere esente Trieste da quegli ordinamenti che erano generali nella provincia ed i quali prepararono la via a quelle liberalita che gli imperatori e re usarono verso la chiesa tergestina nel medio tempo. Lotariol, Lodovico suo figliuolo, Berengario, Ugo, LolarioII, Ottone III, Enrico III furono i re ed imperatori che arric- chirono la chiesa tergestina di redditi e diritti. Da notizie certe si ha che i vescovi possedessero la citta di Trieste,. le. baronie di Vincumberg e Cernicall che abbracciavano piu ville; possedevano la baronia di Calisedo presso Leme, le baronie di Varmo, eh’era n due; possedevano Muggia, Umago, anco per le ragioni civili, possedevano sul Carso di Trieste altre baronie che non sapremmo precisare, ma che forse abbraccia¬ vano buona parte della diocesi in queste regioni. 911. Re Berengario fece dono dei due castelli di Varmo; Re 929-948Ugo dono Umago e Sipar; Re Lotario II fe’ dono della citta di 1040. Trieste; Ottone III sembra avere confermato le donazioni de’ suoi antecessori (dacche il diploma non giunse fino a noi) come Enrico III ebbe a fare. Da che ne viene che Muggia, Vincum- 820-855 berg, il Carso devon essere stati donati da Lotario I e da 849-875 Lodovico suo figliuolo. Le baronie donate non in altro consistevano che nel diritto di esigere la decima dei prodotti delle terre siccome imposta prediale, nel diritto di esercitare la giustizia civile e penale; a queste baronie era unito cid che dicevano il mero e misto imperio, il diritto di alta giustizia almeno per quelle che sta- vano entro il territorio ecclesiastico, dacche i patriarchi che avrebbero potuto contrastarlo come fecero ai baroni istriani, non turbarono ne i vescovi in tale esercizio, ne quelli che ebbero ad ottenere dai vescovi le baronic. Non eguali poteri ebbero i vescovi nei comuni, in Muggia p. e. ed in Umago, perche la giudicatura minore spettava al co¬ mune medesimo; 1’alta giustizia e le appellazioni al vescovo, il quale oltre la decima laica, segno di antica condizione tributaria, percepiva altri diritti pubblici, spesso redenti verso fissa aversuale. II dominio della citta di Trieste importava altri diritti. 180. Fino dalla conquista avevano i Romani costituito in Trieste un comune libero nobiliare, il quale aveva 1’ amministrazione eco- nomica di se medesimo, e 1’ amministrazione civile e penale bassa, spettando 1’ alta giustizia e le appellazioni al pretore in Roma, poi ai Consolari instituiti nelle provincie; i comuni liberi romani godevano esenzione da imposta prediale; soggiacevano pero a dazi indiretti. Gia Diocleziano aveva depresso i comuni, li aveva assoggettati ad imposta reale, tolto loro i dazi lasciati per provvedere alle necessita di comune, e senza perb liberarli dagli obblighi di provvedere alla pubblica prosperita, ne aveva esonerato i curiali, cioe a dire il corpo decurionale, dai gra- vissimi carichi che erano a lui propri e che versavano su d’ ogni ramo di pubhlico reggimento. Al cadere deli’ impero 789. bizantino il comune di Trieste pagava al fisco imperiale ses- santa mancosi (moneta d’ oro), per fissa imposizione, senza calcolare le incerte, le quali gravitavano per meta sul comune, per meta sul vescovo. Dalle lagnanze mosse dagli Istriani contro i vescovi si vede che esercitavano questi atti di giurisdizione. Lotario II fe’ dono alla chiesa di Trieste di tutte le 948. percezioni che il fisco aveva entro la citta, delle cose di pub¬ blica ragione quali le mura e le porte della citta, e delle giuris- dizioni che avrebbero spettato al conte del sacro palazzo. Il diploma non ispiega meglio di tanto, pero da transazioni piu tarde si vede che il vescovo ebbe oltre la proprieta delle cose pubbliche, la percezione delle imposte dirette, la percezione delle indirette e dogane (non pero la decima, la quale spettava al vescovo come patrimonio ecclesiastico per diritto proprio); aveva poi il diritto di dettare leggi penali, di nominare le suprerae cariche del comune, di giudicare dei delitti, di per- cepire le pene quasi tutte in danaro, di giudicare delle appel- lazioni, e delle cause maggiori; il diritto di concedere l’e- sercizio di alcune arti, siccome quella di conciapelli, e delle calze, e certo diritto che dicevano petrolii e che non sappiamo in che consistesse. Il complesso di questi diritti dicevasi allora dominio e s’ estendeva alla citta con tre miglia ali’ingiro; la concessione non era feudale, ne con patto di reversibilita a mani del principe, ma liberamente trasmissibile come fosse privato diritto, il quale poteva difendersi e perdersi per guerra; cosi allora si ammetteva per legge generale. Il comune non cessava per cio di esistere come persona morale che aveva proprie incombenze, proprt carichi, e propri diritti, tra’ quali non ultimi quelli di godere d’alcuni balzelli, di eleggere pro¬ prie magistrature, di dettare leggi civili, e perfino di armarsi in guerra e di disporre dei propri diritti quasi fossero onni- namente civili. In questo stato durarono le cose fino alla pace di Costanza, la quale pose termine alle pretensioni dei comuni liberi, e degli alti baroni, a restrizione della prerogaliva reale. Fu allora che ai diritti dei baroni i quali avevano il mero e misto impero, si uni quelIo di baltere moneta, e cosi 1’ ebbero i vescovi di Trieste, non per concessione speciale, della quale ' mai s’ ebbe traccia, ma per dispositiva generale; nč di questo diritto fecero uso prima che i patriarchi d’Aquileja divenuli 1210. principi del secolo, non ne avessero dato 1’ esempio. Primo a coniare moneta si fu il Vescovo GIOBARDO, salito sulla cattedra tergestina nel 1203, del quale si lianno tre conii poco tra loro diversi. CORRADO successore a Giobardo esercito pure questo 1212 . 1232. diritto di moneta, ed un conio solo si ha, diverso da quello usato dal suo antecessore. (juesto Corrado volle provvedere alla sicurezza dei proprt diritti di dominio, forse minacciati dai cangiamenti avvenuti nell’ Istria. II Marchesato di questa provincia era stato tolto per delitto di fellonia ad Enrico III della časa d 5 Andechs, e dato invece al patriarca d’Aquileja; pero le cose non erano ben chiare, e vennero fissate appena nel 1230 per transazione fra Bertoldo Patriarca, che esso pure era della časa degli Andechs, ed i fratelli suoi; Corrado fece che in tale incontro F imperatore Federico II conferraasse alla chiesa tergestina le concessioni tutte dei di lui antecessori. LEONARDO conio pure. moneta, non cosi il successore GIOVANNI, le vicende del quale non soflo ben note. Ebbe desso un governo assai travagliato; il duca di Carintia Ber¬ nardo inimicatosi a lui, devasto i possessi della chiesa, occupo le baronie del Carso, le quali non sembra che sieno State piu restituite alla chiesa tergestina. Messo a strettezza di finanze, il Vescovo Giovanni venne a patti col comune, e cedette ogni suo diritto, eccettuate le giurisdizioni di chiesa, la decima che diremmo ecclesiastica, le baronie, per cinquecento marche di 1236. danari aquilejesi. Il documento giunse a noi sospetto, perche in qualche parte appare viziato per occasione di liti posteriori; sembra pero potersi dedurre che il comune partecipasse al dominio, dacche il diritto di zecca figura di spettanza del vescovo ed insieme del comune a meta, ed apparisce che il comune esercitasse sulle prossime baronie, che gia erano del suo agro, diritto d’ alta giustizia. Nelle monete tutte che giun- sero a noi dei vescovi si vede sempre F effigie del vescovo col suo nome da un lato, il nome della citta dali’ altro, assai spesso lo stemma allora usato della citta; nella baronia di Vincumberg si vede il comune esercitare F alta giustizia fino al secolo XV, in cui staccata da Trieste passo alla provincia del Carnio. E certo si e d’ altronde che Papa Gregorio medesimo s’interponeva perche il duca Bernardo restituisse al Vescovo Volrico le ville che occupava, e, corae sembra, inutilmente. Vi ha una moneta la quale non porta effigie di vescovo, sihbene la leggenda della citta di Trieste da un lato, dall’altro S. Giusto patrono, e questa noi la crediamo dei tempi del Vescovo GIOVANNI, perche visibilmente ha da un lato 1’ im- pronta delle monete di Leonardo suo antecessore, impronla che il zecchiere ha ripetuto soltanto in moneta del successore. E pensiamo che a differenza delle altre monete le quali vennero coniate dai vescovi in societa col comune, questa ve- nisse coniata esclusivamente dalla citta di Trieste, perche unica esercente il diritto di zecca, in forza della convenzione stipulata col Vescovo Giovanni. La quale sebbene incerta nel preciso tenore per le viziature della copia a noi giunta, ottiene fede dali’ esistenza di questa moneta, sulla quale figurano gli emblemi e lo stemma della citta. Come avvenisse che questa cessione e transazione fosse inefficace pel Vescovo VOLRICO successore di Giovanni, non 6 noto; possiamo congetturarne la causa in ci6 che il capitolo non sia concorso alla vendita di Giovanni. Volrico ripiglio il conio delle monete col nome proprio e del comune, e d esercitd i diritti come mai fosse avvenuta cessione. Pero esso medesimo stretto da debiti incontrati nel prendere parte alle guerre fra 1253. il patriarca ed i conti di Gorizia, alieno al comune il diritto deirimposta prediale, il diritto di concedere 1’esercizio delle arti riservate, il diritto di appellazione, il diritto di nominare i supremi magistrati urbani, il diritto d’ alta giustizia penale, eccettuate pero le condanne a morte che dovevano pronun- ziarsi insieme col gastaldo vescovile, il diritto di fare leggi penali, il diritto di vegliare ai pesi e misure. Gli altri diritti, compreso le dogane e la moneta, e le baronie rimasero al ve¬ scovo. Il prezzo fu convenuto in ottocento marche. Di GIVARDO successo al Volrico si ha una moneta, non cosi deli’ altro LEONARDO successo a VOLRICO, bensi d’AR- LONGO, e numerose a conii svariati, colla leggenda del co¬ mune di Trieste, ma con segni diversi, fra’quali anche quello di sua famiglia che era una mezzaluna con sopra una stella. Di ULVINO successore ad Arlongo non si hanno monete, ne di RRISSA; pero e noto di questi che ehhe patti con uno zecchiere, con Cino Diotisalvi da Firenze, il quale aveva a suo servigio Maestro Siuttocino. Erano questi tempi di guerre 1290. e di turbolenze, il comune di Trieste aveva fatto lega col Patriarca, con Padova e con Vicenza per nove anni; il capitolo 1292. aveva fatta societa col comune. RRISSA affaticato nelle guerre esterne al corteggio del patriarca, cedette al comune il piu di quel che gli rimaneva, cedette per ducento marche anche la giudicatura penale, ed ogni altro regale, riservata soltanto la 1295. dogana, la zecca, le decime di chiesa e le baronie; nello stes- so giorno poneva poi sotto patrocinio del comune di Trieste la sua haronia di Vincumberg o di Montecavo. Alienate cosi tutte quelle prerogative che costituivano 1’alto dominio, i vescovi non rimasero che semplici baroni per le loro possidenze d’ Istria; e per Trieste non serbarono che un segno deli’ antico potere nella zecca, e nei proventi delle 1303. dogane. La zecca fu ancora esercitata da RODOLFO, le cui 1320. monete sono divenute rarissime, desso 1’ esercito in proprio nome ponendo sulla moneta soltanto lo stemma di famiglia, e la leggenda Rodulfus Episcopus Tergestinus. Dal che devesi trarre conseguenza che niuna partecipazione avesse piu il co¬ mune alla zecca di Trieste, non leggendovisi il nome della citta, ne figurando il suo stemma, dubbio essendo se lo sia quel giglio il quale figura sotto P arma di famiglia di Ro-« dolfo. Usavano le citta negli antichissimi sigilli rappresentare quasi V immagine loro, colle mura e con altro precipuo edifizio se ve ne era, ponendo leggenda che ricordasse i pregi o r estensione della citta o deli’ agro. Antico sigillo appunto del XIII secdlo segna le mura della citta con tre torri e tre porte quasi si volesse esprimere il TER del nome sottoposto TERGESTUM. AlFingiro sta scritto = SISTILANVM PUBLICA CASTILIER MARE CERTOS DANI MIHI FINES, che 6 quanto dire ^Sistiana, la strada regia, il Castelliere, il mare, sono per me confini certi =. Questo stemma della citta figura in piu monete; in una due alabarde incrociate stanno per se- gno della citta, avendo lo zecchiere usato lo stesso stemma dei Torriani che vi somiglia. Dopo il Rodolfo nessun altro ne vescovo ne comune coniarono; il nome di moneta Tergestina (che era affatto pari ali’ Aquilejese) cesso del tutto, ne piu rimase che nella bocca del volgo fino al principiare di questo secolo. Il comune di Trieste, avuto il dominio di se medesimo, si 1382. dava non molto dopo alla Serenissima Časa d’ Austria, e cin- que secoli piu tardi noi benediciamo il provvido consiglio dei nostri maggiori, che ha prevenuto con felice divinazione il de- siderio dei tempi nostri. I Vescovi che mentre ne esercitavano i poteri non assun- sero il titolo di Conti di Trieste, adottarono stahilmente questo titolo dalla meta del secolo XIV in poi; il Vescovo Antonio Negri fu il primo ad usarlo costantemente. Questo vescovo era venuto a contesa col comune per 1’ esecuzione delle cose con- 1356. venute dai suoi antecessori, e ne aveva mossa lite a Roma, perd senza effetto. 1459. Nel secolo XV i vescovi riebbero, per palto col comune, il balzello delle legna, della paglia, e del carbone, il quale preci- puamente esigevasi alla porta di Riborgo, ma che poteva esi- gersi anche alle altre porte. La decima ecclesiastica continuava a percepirsi dai vescovi e dal capitolo, per ogni porta nella citta Costiatim ) anche dopo le alienazioni fatte al comune per- che in queste non compresa; si mosse dubbio dal comune sulla collecta vini alienata dai vescovi, la quale propriamente era un’imposta reale (quelle cento anfore, che si davano ai principi austriaci), e si volle che comprendesse la decima del clero. Fu fatto componimento, approvato da Papa Pio II, eh’era stato vescovo di Trieste ed al epiale la chiesa e la citta dovevano di molti benefici; si valuto la decima nella citta a libbre trecento di moneta triestina, il vescovo ed il capitolo vi rinunciarono, ed ebbero in compenso il balzello sulle legne, sulla paglia e sul carbone, libero da aggravi, anche da quello di ristauro delle mura cui era affetto; il coniune riservo a se il diritto di ricuperare il balzello, dando- 1’ equivalente in tanti buoni affitti livelli, radicati su terreni sottoposti alla giu- risdizione di Trieste. Ancor oggidi 1’ Erario civico corrisponde alla Mensa Vescovile per questo balzello fiorini 125. 55, alla Mensa Capitolare fiorini 62. 57 x / 2 ; dalla quale somma e pro- porzioni ne viene che il totale valsente del balzello fosse di fiorini 188. 52 y 2 , e che spettasse per dne terze parti al ve¬ scovo, per una terza parte al capitolo, al quale venne dato per liberalita dei vescovi medesimi. In questo componimento il comune riconosceva il diritto di decima che la camera episcopale aveva sulle ville di Pre- susnizza, di Ocisla, di Draga, delle dne Grozzane, di S. To- maso, di Verpogliano, di Basovizza, di Lipizza, di Opchiena, di Beca, di Nascirez, di S. Pietro di Madras, di Terpez, di Cernotiz, di Botaz, di S. Servolo, di S. Odorico, di Gregoliano, di Bagnoli, di Solar, di S. Martino, di Boršt, di Bresez, di Jas e di Servola; il vescovo ali’incontro riconosceva nel co¬ mune di Trieste il dominio anche su queste ville; che ando poi perduto nello stesso secolo per presso che tutte. 1520. Nel secolo XVI, anche la dogana venne ceduta al prin¬ cipe per 250 flor. annui. Le baronie nell’ Istria veneta andarono tutte perdute; fu- rono date in feudo a nobili veneti che poi ricusarono di ri- conoscere in loro signore il vescovo tergestino; di altre, date in feudo a triestini medesimi, Venezia ali’ estinguersi della linea del vassallo, pretese a s6 competente il diritto di confe- rirle, e lo fece. Le baronie sul Carso dopo il XIII secolo non ritornarono alla Camera episcopale; delle ville nell’ antico terri- torio triestino, di quelle che furono riconosciute vescovili nella transazione del 1459, alcune furono date in feudo dai vescovi fino da antico a qualche valoroso milite, piii tardi a qualcuno di loro famiglia, in parte od in tutto. Muggia fu 1296. ceduta ai patriarchi d’Aquileja, Umago ando perduto per con- 1784, fisca nelle regolazioni del secolo passato; delle antiche libera- lita di re ed imperatori, deli’ antico dominio temporale dei vescovi rimangono tutto giorno testimoni le percezioni nelle ville di S. Odorico, Gregoliano, Bagnoli, Log, S. Giuseppe, Boršt, Sabresez, Grozana, Verpogliano, Draga, Micheli, Nassirz, S. Pietro di Madras, Presniza, Ocisla, Beca, Cernotich, Petrinie, Cernicall, S. Servolo, Prebenegg, nel distretto di Capodistria, e qualche piccola in Servola, perd senza diritti maggiori di quelli di semplice baronia, cioe esazione nelle vie amministrative; rimangono testimoni li equivalenti in danaro della dogana e del balzello, quest’ ultimo piuttosto delle decime ecclesiastiche. PIAJ^TA della Chiesa di S. Maria Maggiore in Trieste. DE1 SANTI MARTIRI TERGESTINI. I^a santa chiesa tergestina, al pari di ogni altra piu illustre ebbe nei primi tre secoli di nostra era, che furono tempi di persecuzione, proprt santi, i qnali col sangue diedero testimonianza della fede, e furono tenuti in venerazione non soltanto in questa diocesi, ma parecchi I anclie nella diocesi metropolitica di Aquileja. La memoria loro i> consacrata non solo da costante tradizione, ma indubbi monumenti vengono in sussidio e comprovazione della tradizione medesima, templi cioe, siccome quello dei SS. Giusto e Servolo, opera del secolo VI, chiese delle quali non e perduta la memoria, monumenti cartacei di indubbia fede, quali i diplomi e la legge statutaria del 1150; il culto costante antico giunto senza interruzione fino ai nostri giorni, ed antiche leggende che registrano le gesta loro. Le quali testimonianze mirabilmente concordando fra loro, appena darebbero luogo a desiderio di migliore certezza del loro operare tra noi fino a che furono in vita. Antico Brevlario, custodito nella Biblioteca Civica, scritto a mano nel secolo XIV, registra 1’ ordine di quelle liturgie che erano con- suetudinarie della chiesa tergestina ed aquilejese, le quali ebbero proprio rito, prima che nel 1586 adottassero quello della madrecliiesa romana. In questo si trovano le lezioni dei nostri santi. Altre teronsi leggere nel 1740 dal canonico Aldrago Piccardi, poi vescovo m di Pedena, in codice scritto in caratteri detti gotici per mano di certo Pre L. di Conegliano. La copia tratta con grande diligenza dal Piccardi si conserva, non cosi 1’ originale dal quale fu tratta, e cjuasi in tutto concorda colle lezioni registrate nel Breviario tergestino. Si lianno per queste le vite dei Šantl Lazaro , Apollinare, Eufemia, Tecla, Servolo, Giustina, Zenone e Giusto; non cosi pero dei Sergio e Bacco, Primo, Marco, Giasone e Celiano, le quali mancano del tutto nel manoscritto del Piccardi. Pure S. Sergio vi ene nello Statuto del 1150 annoverato fra i tre protettori di Trieste; la sua chieSa sorgeva prossima al duomo sul clivo; e viva la memoria che fosse tribuno di milizie clie avevano stanza in Trieste, costante il culto a lui prestato. Nel Breviario si registrano alcune lezioni, non pero tutte; ripeterannosi queste, senza ricorrere a quelle che potrebbersi avere altrove, dacche e intendimento di dare monumenti .patrii. Degli altri santi, Primo, Marco, Giasone e Celiano, anclie il Breviario tace onninamente. Diamo qui le lezioni dei santi tergestini traendole dal manoscritto Piccardi confrontato col Breviario, e pensiamo di fare cosa gradita 6 vantaggiosa dandole appunto in quella stessa forma nella quale furono dettate, anziche ripetere quelle lezioni che in tempi a noi vicini furono redatte in dicitura e modi che sono nostri. La loro forma e testimonianza di antichita, e per questo di credibilita; im- perciocchh traluce nelle voci medesime adoperate, la condizione antica di tempi e luoghi, che i secoli successivi non avrebbero saputo fmgere per dare colore d’ antico : facihnente si riconoscono le aggiunte fatte al testo originale. Non e della circostanza odierna il farsi a comprovare la remota antichita di siffatte leggende, quasi venisse messa in dubbio, contenti di dare alla luce pubblica i monumenti di grande importanza. PRID • ID • APRIL C • XLII IMP • (LES ■ M • AVREL ANTONIJVO IICIPIT PASSKO BSAT1SSIMI' LAZAMI MABWBIS mmm togistim hscusue macoii. LECTIO I. In ielis diebus orta est sa^vissima persecutio in christianis ab Imperatore Antonino et misit relationem per universas civitates ut nullus christianorum nominaretur, si quis autem čhristianus invcniretur, igne concremaretur. Eodem itaque tempore apud hanc civitatem Tergesti- nam fuit quidam yir Christi minister, Lazarus nomine, qui a parentibus christianis a sita infantia Sancta? Ecclesim militavit, et in limore Dei permanens diligebatur ab universo populo. Cumque jam in majoribus annis esse videretur,' ordinatus est Diaconus, et multo rnagis ccepit universa quso habebat, in christianis pauperibus erogare. IiECTIO II. Cumque promereretur ab Imperatore Pnesidatus cingulum Pom- pejus nomine terna utique noctis hora, sub silentio in civitate Tergestina ingressus est. Qui cum venisset, de christianis interrogavit, nam šibi magistratura plebis jussit convocare, scrutans si in eadem plebe civitatis Christiani essent. Et a delatoribus dictum est ei, esse aliquantos, et ad quemdam Lazarum Diaconum conveniunt frequenter. Audiens haec Pompejus, jussit noctis medio sanctum Lazarum Diaconum šibi prsesentari. — Qui gum abiissent aliquanti ex officio, ingressi in habitaculo in quo morabatur, invenerunt eum genibus flexis orantem et dicentem: Domine Jesu Christe da virtutem servis tuis ut non pertimescamus hunc iniquissimum judicem, neque minis ejus terreamur, sed dona perseverantiam in sanctam fidem tuam. — Qui cum vidissent eum ex officio Prsesidis tenuerunt eum, et perduxerunt ad Praesidem Pompejum, statimque jussit eum in carcerem recludi. Per totam vero noctem Beatissimus Lazarus Domino orationes fundebat et psallebat dicens: Deus in adjutorium meum intende, Domine ad adjuvandum me festina. Repentina- namque die dilučulo jussit eum Prseses adduci in conspectu suo. L£CTIO III. a, Lui cum introductus fuisset dixit ad eum Prseses Pompejus: Quod tibi nomen est, vel quali religione es, edicilo. Sanctus Lazarus respondit: Quod a parentibus meis Lazarus vocor, christianus sum et diaconus hujus Ecclesiae, — Alium Deum non novi nisi Patrem de Coelis cum Filio ejus Jesu Christo et Špiritu Sancto, huic Divinse Majestati omnes Angeli deserviunt. Pompejus Prasses dixit: Ista vanitas te non mul- tum persuadet ad deformitatem mtatis tuše, quod in juvenili setate extollens te egisti, nune autem in senectute tua mentem tuam corripe, ne incipias in pcenis amarissimis incurrere ad derisionem juniorum tuorum. Nune autem accede, immola diis nostris. Sanctus Lazarus respondit: Prudenti viro semel sermo dicitur, et .intelligit. Cum sis ergo in tali honore positus, ut quid errorem pateris? Dixi tibi quia Deo cui Angeli serviunt, ipsi offero sacrificium. — ^ M2CTIO IV. Iides oculis tuis quod lapides sunt, et aeramentum et figmenta hominum manibus facta: quare dicis eos deos esse? Deus enim in Coelis est, qui fecit Coelum et terram, mare et omnia quae in eis sunt, in istis autem daemonia habitant. Audiens haec Praeses jussit os ejus contundi dicens: diis talia verba injuriae noli dicere. Sanctus Lazarus respondit: Si ergo dii sunt ambulent vel contrectent manibus aut loquantur: nescio ubi mens vestra a vobis abstollitur, ut quos videmus lapides, vos eos deos esse dicatis. Pompejus Praeses dixit: Quasi insanus et amens ita loqueris ? Sanctus Lazarus respondit: Hoc veram dbrisli: Ex omni mendacio tuo urnim dixisti veritatis verbum, quoniam non mea mente loquor, sed qui mecuin est, ipse per me loquilur. EECTIO V. Pompejus Praeses dixit: (juales tibi videntur dii esse, quos omnis mundus et ipsi Imperatores. venerantur. Sanctus autem Lazarus subri- dens ait: Similes vobis sunt, qui eos adoratis; quia sic continet Sancta Scriptura; quia similes eis estis. Tune commotus Praeses jussit euin virgis caedi. Qui cum caederetur exclamavit ad Dominum dicens: Ilaec est dies quam semper a te postulavi Domine Jesu Christe, gratias ago pietati tuae, qui cum sim indignus, non me fraudasti a tua misericordia. Tune Prases jussit parci ei. Sanctus autem Lazarus dixit: Praeses iniquitatis, haec sunt min® tuae, si quid adbuc poteris commenlare ut cognoscas te sevientem in Christi Confessorem a Deo et Domino Nostro Jesu Christo adjuvatum in lide ejus permanere. Tune Praeses videns eum senem, et non sulFerentem diversa tormenta, jussit caput ejus amputare dicens: Ex te universi quos tuo scelere seduxisti addiscant, ut diis immortalibus sacrilicent. Sanctus autem Lazarus elevatis oculis suis ad Ccelum dixit: Gratias tibi ago Domine Jesu Christe qui regnas cum Deo Patre et Špiritu Sancto, qui per annos septuaginta et oeto me custodire dignatus es, et fideliter praecepta tua custodiens hominibus praedicavi, a go gratias pietati tu te Deus tremende, colende, adorande, qui vivis et regnas per cuncta saecula saeculorum Amen. < IiJECTIO VI. Et cum orasset accipientes eum ministri eduxerunt eum foras ci- vitatem in loco ubi Domino placuit. Et accedens spiculator gladio eum percussit, et caput ejus a collo separavit. Eadem vero nocte, veniens quaedam sanctissima mulier, Eutropia nomine, quae erat de genere cliri- stianorum et valde clarissimorum, una cum suis famulis, abstulit corpus Sancti Lazari, et condidit illud aromatibus, mundis et valde praeciosis lin— teaminibus dignissime sepelivit. Universos autem in- Christo credentes ad laudem Domini nostri Jesu Christi dandam non sinamus qui talia praemia praestat omnibus qui in Christo credunt, quia ipse est Deus et Dominus noster, Pater in Filio, et Filius in Patre qui cum Špiritu Sancto vivit et regnat per infinita saecula saeculorum Amen. Passus est autem Beatissimus Lazarus sub die pridie Idus Aprilis Regnante Domino Nostro Jesu Christo curest honor et gloria in saecula saecu¬ lorum Amen. ^^ 3 ( 00 ) 3 ) 0 ^ t £1 VII-ID -DECEMB Č-Ll HIP • (LES • M • AVR AVTONINO . I1CUPIT mm® Mmmma Ammmm mahttiib flMISTIEffi' CifITAfIS. IiECTIO I. Temporibus Antonini Imperatoris cum esset nimia perseciitio in christianis, exiit pneceptum ut per universas civitates Christiani inquisiti igne cremarentur. Urgebantur autem Christiani per praceptum Imperatoris ita, ut non esset villa neque donius aut vicus vel platea ubi non Jovis idolum erigeretur, et ita universi veniebant sacrificare idolis. Eodem itatjue tempore directus est ab Urbe Roma quidam vir pessimus ad- versus christianos, Lucinius nOmine, in civitate Tergestina qu® est Istri® Provinci®; qui cum venisset prmcepit ut prmcepfum Imperatoris puhlice recitaretur. Universi vero Christiani in scissuris montium, Domino LECTIO II. Fuit autem quidam praesbiter, Martinus nomine, absconsus cum siio discipulo, Apollinaris nomine, Christo militans subdiacono. Dominus autem Jesus Christus faciebat per eoš signa magna et prodigia. In- firmos curabant, et ccecis signaculo Crucis facto visum reddebant. Con- currebat ad eos igitur multitudo populorum. Post aliquod vero tempus Beatus Martinus Praesbiter migravit ad Dominum cum gloria aeterna. v IiECTIO III. Audiens vero Lucinius Praeses de Beatissimo Apollinare, directo ad eum ex offieio suo jussit e um, a d suum auditorium praesentari. Qui cum venisset interrogavit eum Praeses dicens: Edicito nomen vel condi- tionem tuam. Beatisšimus igitur Apollinaris respondit: Christianus sum, a parentibus vero Apollinaris nuncupor. Pl-seses dixit: Accede nune et sacrifica deo magno Jovi, secundum Imperatoris praeceptum. Sanctus Apollinaris respondit: Ego jussui Imperatoris obedio, qui potest Im- peratorum vestrorum audaciam confringere, quia solus est Imperator christianorum qui regnat cum filio suo Jesu Christo et Špiritu Sancto. LECTIO IV. H,p audieils Lucinius jussit eum extensum super craticulam po- situm nimium assari, et insuper fustibus nodosis a quatuor viris caedi, et cum liaec fierent Sanctus Dei Apollinaris exclamavit dicens: Gratias tibi ago Deus Pater omnipotens qui regnas in sempiternum cum unico et vero filio tuo Domino nostro Jesu Christo qui in me sanctum eloquium suum implevit, quod ipse locutus est dicens: Si per ignem transieritis, ignis vos non comburet. Deprecor itaque te Domine ut praestes virtutem et tollerantiam animae meae ut perfectum compleam cursum agonis mei, et confundantur hi omnes, et maligni cognoscant quoniam daemonia sunt quae colunt. Facto autem signaculo Christi supra ignem, statim ignis extinctus est. Et surrexit sanctus Dei desuper craticula illaesus, ita ut omnes impleti fuissent admiratione, et glorificarent Dominum Jesum Christum dicentes: Magnus est Deus christianorum qui talia praestat credentibus in se. Videns autem hoc Lucinius Praeses jussit dexteram manum ejus abscindi dicens: Amplius tibi hoc non facies seductorium signum, in quo Cliri- stum tuum Judasi crucifkerunt. Sanctus autem Apollinaris dixit Praesidi: Iniquissime et fili diaboli, imo etsi dexteram meam abscindisti numquid poteris intellectui cordis mei aliquid prevalere, in quo Dei mei dextera habitat ab infantia mea? Nune autem percutiet te Dominus ad quem tu contumax extitisti. liECTIO VI. Audiens haec Lucinius Praeses jussit ei capitalem dictari sen- tentiam. Educentes - eum ministri una -cum spiculatore foris' muros civitatis, amputatum est caput ejus. Venientes autem noete viri religiosi occulte abstulerunt corpus ejus, et dignissime sepelierunt in proximo loco civitatis Tergestinae, die octavo Iduum Decembrium. — In nomine Domini nostri Jesu Christi cui est honor et gloria in saecula saeculorum Amen. A t !) XV•KAL•DEC ččovf IMPP • CAESS P • LICIN • VALERIANO P • LICIN • GALLIENO imimT mm® saicta»wm 'vmmrnm mwmmm THICLffi TMMmmMM cbotato. LECTIO I. Temporibus illis cum imperium obtinerent Valerianus et Gallienus prmceperunt lit nimia persecutio esset in christianis doneč sacrificarent idolis. Apud civitatem vero Tergeslinam, qum est Istri® provinci®, erat qu®dam illustrissiraa femina et valde honesta, nomine Epipbania, relicta a Demetrio illustrissimo viro, habens filias virgines duas, Euphe- iniam et Theclam, a parentibus christianissimas. Cumque in legitiaia aetate essent, in matrimonio postulata est memorata Eupbemia a viro quodam, nomine Alexandro, dedito idolis, et ipse quoque ditissimus,- mandans vero per mulieres honestas ad matrem ejus Epiphaniam, ut eam in conjugio acciperet. IECTI« II. Cum liaec audisset Dei virgo Euphemia, tale responsum dedit matronis, quae missae fuerant, dicens: Ego jam habeo Sponsum qui mihi jam thalamum collocavit ab infantia mea, cujus generositas grandis est, super quem ego alium numquam desidero, cui si ego copulata fuero, virgo permanens in ejus Paradiso laetabor. Cumque renunciassent mulieres Alexandro lisec omnia, et ipse requireret per ejus domesticos quis esset ejus sponsus de quo Euphemia diceret. Et cum dici requi- sisset quidam de domesticis ejus accipiens ab Alexandro pecuniam dixit ei: Clam Christiana est, et Deum quem colit ipsum dicit sponsum suum esse. Cum audisset Alexander cepit excogitare qualiter eam perderet. Quaerenti autem praesidatum (tuestilione in civitate Tergestina, multum Questilio et Alexander amicabiles esse videbantur et dixit ei de sancta virgine. Haec audiens Questilio Praeses jussit eam honesle ad suum auditorium perduci; quae cum introducta fuisset dixit ei Praeses: Quare non vis secundum generositatem tuam tali viro nabere? Sancta Dei virgo respondit: Homini sapienti semel dicitur verbum. LECTIO III. ISed si et tu quaeris addiscere numquid praeter Domino Jesu Christo alio viro jungi possum quem quotidie amplector cum nimia castitate. Audiens haec Questilio Praeses dixit ei: Ut video Christiana es tu. Sancta Dei virgo Euphemia respondit: A mea infantia Christiana fui, et sum, et ero, et sine eo numquam esse possum. Praeses dixit: De conjugio enim te jam nemo requirit, sed secundum jussionem Principum accede et sacrifica deo magno Jovi, antequam lihi poenae ad derisionem veniant. Sancta Euphemia respondit: Si quid pro Deo passa fuero, nulla est mihi confusio sed potius magna gloria. Praeses dixit: Habes aliquas tecum qui liujus religionis fidem custodiant? Sancta Euphemia respondit: Est mecurn Thecla soror mea. JLECTIO IV. Tuno Questilio Praeses jussit ■ šibi et Theclara adduci; cumque adducta fuisset, et officio, ut dictum est, praesentata Thecla puella, Praeses jussit eam ingredi. Quae cum ingressa esset puella, dixit ad eam Praeses: Christiana es et tu? Thecla respondit: In nomine Domini nostri Jesu Christi et fui, et sum, et ero semper Christiana. Praeses dixit: Adjuro te per quem colis ut dicas mihi quot annorum es? Thecla respondit: Ut video, daemonium per te loquitur, per fidem meam me interrogas, aut de die nativitatis meae me requiris? Sed quia me conju- rasti de Dei mei nomine, dicam tihi: Ego sum annorum duodecim, soror vero mea quatuordecim. — Ecce dixi tihi si quod facturus es fac celerius^ certe enim sumus confisae de misericordia Dei nostri, et fides quae in nos est non ficta, quoniam possumus omnia tormenta tua sustinere. Tune iratus vehementer Praeses jussit carhones igneos super comam capitis earum mitti. — Sancta vero Euphemia respondit: Non poteris in isto modico supplicio constantiam nostram superare, fac si quod adhuc nosti in Christi ancillas. Haec audiens Epiphania mater earum, cum gaudio magno orationem fudit ad Dominum dicens: Christe Jesu Dei Patris unice, quem filiae meae ex toto corde dilexerunt, et propter te mundi hujus insaniam conjugio abrenunciaverunt, quod inchoasti perfice in eis, tu scis qualiter eas tihi conjungas. liECTIO V. a, Iuestilio Praeses dixit eis: Convertimini ad mentem sanam et sacrificate diis antequam ad tormenta veniatis. Sancta autem Thecla subridens ait: O corde ccecatus cum ipse sis insipiens corde et non cognoscis Deum veni m qui fecit ccelum et terram, mare, et omnia quae in eis sunt, nobis dicis revertimini ad mentem sanam, cum ipsa sit insania tihi, et tu Deum verum ignoras. Audiens haec Questilio Praeses, jussit eas extendi, et cum virgis caedi. — Quae cum caederentur jussit eas iterum in equleo suspendi, et ungulari mamillas earum. Sancta Euphemia dixit: Vere dicimus per nomen Domini nostri Jesu Christi quia nihil doloris sentimus, sed quantum tu furis, centuplum nos melioramur. — Audiens Praeses jussit stercus pullinum supra dorsum earum aspergi et fricari. Respondens autem Sancta Thecia dixit Praesidi: Vide nequissime quae infers in Christi ancillas, et non poteris nostram superare constantiam, omnia haec libentissime suscipimus ut in mternum vivamus. Tu vero et Principes tui et omnes, idola vacua colentes, ibitis in pcenam aeternam, qu® vobis prmparata est. Iratus autem Praeses jussit spiculatori ut earum capita a collo abscinderet. H®c audiens Epiphania mater earum cum magna laetitia occurrit eis cum dignissimo vestimento, et valde pretioso. IiECTIO VI. OiUAM cum vidissent subriserunt contra eam. Dixitque eis mater earum: Quem dilexistis fdiae me® ipsum possideatis in sempiternum. Venientes autem ad locum preparatum, elevantes oculos suos ad ccelum orationem ad Dominum effuderunt. Et postquam dixerunt Amen, acceden- tes se invicem osculat® sunt, una cum matre sua. Et accedens spiculator amputavif capita earum. Cum festinatione autem currens mater earum sindonem prostravit in terra et sanguis earum terram non tetigit. O generosa mater qu® una die duas fdias uno sponso ccelesti tradidit, quem in sempiternum possident! Tollens autem sabana cum cruore ipsarum domui su® reposuit dicens: Custodiam reliquias filiarum mearum, in commemorationem ipsarum. Et accipiens corpora ipsarum, condiens cum aromatibus dignissime sepelivit juxta corpora aliorum Martyrum qui et ipsi antea talia pro Christi nomine perpessi sunt, in requiem mternam accipientes palmam victori® a Christo qui regnat Deo Patre in sfficula ssculorum Amen. — Pass® sunt autem sanctissim® Virgines et MartyreS Euphemia et Thecia in civitate* tergestina sub die XV, Kalendarum Decembris Regnante Domino, Nostro Jesu Christo qui vivit et regnat in s®cula smculorum Amen. t* IX ■ KAL • IVN ~ČČLXX-ffl IMP • CJES ■ M • AVR NVJIERIANO nrcnm PASSIO BIAmSIMI CHRISTX MASTTUS mmm% tmgistims civitatis ac diocesis. IiECTIO I. Illis temporibus erat quidam adolescens habitans in civitate Ter- gestina nomine Servulus, quem cum nnicum haberent parentes, docue- rnnt euin sanctam christianorum fidem sicut et ipsi a parentibus erant edocti. Erat enim speciosus valde, quo nullus potuit esse formosior, plus autem animo et mente, frequenter enim ad ecclesiam concurrebat matutinis et vespertinis horis exercebat se verbis evangelicis et re- sponsionibus magnis et quotidie multum, timor Domini inherebat cordi ejus. Quadam autem die 5 cum esset annorum duodeciin, dum oraret, in medio orationibus facta est ad eum vox de ccelo dicens: Servule Serve Christi, exaudita est oratio tua. IdECTIO II. II-EC audiens Sanctus Servulus exiens foris de civitate, relictis parentibus suis, invento quodam speleo, cepit ibi latenter commorari. Qu®rebatur autera a suis parentibus, et cum non invenirent eum, fac- tus est ululatus magnus in domo eorum. Cum autem demoraretur ibi per annum et mensibus novem, iterum facta est vox de coelo dicens: Revertere ad tuos parentes. Qui respondens ait: Ecce servus tuus : faciam secundum prasceptum tuum, Jesu Christe Domine, qui habitas in Ccelis; sed hoc deprecor Domine ut permittas me cum magna confessione ad te pervenire, et ne deseras servirni tuum. Qui cum discendisset in campum, subito exiit ad eum serpens mir® magnitudinis. Quem cum vidisset Beatissimus Dei famulus, timor aprehendit eum, postea vero in se reversus, fecit signum Band® Crucis in fronte sua, et insufflavit in serpentem et mortuus est. — Videns h®c Sanctus Dei Servulus gavisus est, Domino gratias agens. — Cumque venisset ad suos parentes gavisi sunt gaudio magno et retulit eis quomodo eum Dominus visitasset, et quomodo ei in via venienti serpens apparuisset, et qualiter eum Dominus per signum Crucis ab eo liberavit. Et repleti sunt admiratione et stupore magno super lisec qu® ei acciderant dicentes: Quidnam putas puer iste erit? Post aliquos autem dies defunctus est pater ejus Eulogius, et cepit cum sua genitrice commorari, una cum diversa familia sua. LECTIO III. In illis diebus quidam habens filium in civitate qui a dsemonio vexabatur; clainavit autem puer dicens: Pater perduc me ad praesentiam servi Christi qui dicitur Servulus, quem cum ego videro statim sanus ero. Dicebat autem Pater ejus, ignoro quis est de quo dicis. Quem cum diutius universi affines- pueri perquirerent, et cum invenissent, cecidit ad pedes ejus pater pueri orans et dicens: Deprecor te ut subvenies oppressioni pueri mei. Dixit eique Sanctus Servulus. Quid esthoc quod agis amice? Respondit pater pueri: filius meus a dsemonio vexatur, et čredo quia invocato nomine Dei tui, exiet daemonius a fdio meo.. Dicit ei Sanctus Servulus: Si credideris ex toto corde tuo in nomine Domini nostri Jesu Christi, videbis filium tunm sanum a daemonio, omnia enim possibilia sunt credenti. Exclamavit pater pueri cum lacrymis dicens: Čredo, si sanum yidero filium meum per ipsum Dominum Jesum Christum. Dixitque Servulus: Eamus ergo in nomine Jesu Christi. Cumque ingressus fuisset in domum ejus et vidisset eum daemon conturbatus est, et allidens puerum, cepit dentibus fremere, et spumens agitabatur. Tune Sanctus Servulus faciens signum Crucis Christi in frontem pueri, imposuit manum super caput pueri increpavitque dmmonium dicens: In Nomine Patris et Filii ejus Jesu Christi, et Spiritus Sancti discede ab eo, et jam amplius non introeas. in eum. Statimque dmmon exiit a puero. Et surgens puer confestim collaudabat nomen Domini Jesu. Et faeturn est gaudium magnum omnibus affinibus ejus, et crediderunt multi in Nomine Domini Jesu Christi. liECTIO IV. Vidua qusedam nomine Fulgentia, magna et famosissima, qute habebat unieum filium qui febribus detinebatur ut nullus medicorum poterat eis praevalere, audiens de saneto puero, venit ad eum, postulans ut venisset ad eum, et sanaret filium ejus. Quo audito Sanctus Ser¬ vulus dixit: Non ego facio, sed virtus Domini Dei mei- Cumque abiisset ingressus est in domum ejus oravitque ad Dominum dicens: Domine Jesu Christe qui socrum Beati Petri a febribus salvasti, salva et hunc innocentem, ut cognoscant omnes, quia tu es qui salvas omnes qui ad te confugiunt. Et tenuit manum ejus dexteram, et elevavit, et statim exierunt ab eo febres, et assignavit eum matri sme. Videns autem Fulgentia mater ejus tanta mirabilia, credidit in Domino cum omni domo sua. Concurrebant autem ad eum homines diversis infirmitatibus intenti, et sanctus Dei invocato super eos, nomine Christi sanabat eos a languoribus suis. Quidam autem structor Didimus nomine, dum operaretur, ex alto decidit ad terram. Quem cum vidissent uxor et filii ejus semivivum, deportantes eum in lectuio, obtulerunt ad sanctum Servulum. Quem cum vidisset sanctus Servulus semivivum, orationem fudit ad Dominum dicens: Domine Jesu Christe miserere huic misero, et non prsevaleat diabolus qui eum ex alto praecipitavit, impedire eum. Et accedens sanctus Dei puer tenuit manum ejus, et devovit eum dicens: In nomine Domini nostri Jesu Christi surge et ambula et esto sanus. Statim reversus est spiritus ejus in eum, et confestim surrexit sanus, et omnes impleti sunt admiratione dantes gloriam Deo. Multa enim et magna mirabilia per eum Dominus faciebat, quod si per sin- gula dixerimus longum est ad enarrandum, quoniam et ctecis visum per eum Dominus revocabat. IiECTIO V. * * , * Igitur cum liaec agerentur prassidatum administrante in civitate Tergestina Junillo, exiit edictuin a Numeriano Iinperatore ut si Christum colens non sacrificaret idolis, diversis suppliciis affligeretur. Sed cum hsec agerentur audiens Junillus Praeses, de farna Servuli famuli Christi quod omnis populus civitatis Tergestinae concurreret ad eum et paga- norum insania confunderetur, jussit eum adduci cum grandi violentia mittens vicarium suum nomine .; quod cum vidisset eum . tam speciosum, cepit eum in admirationem habere. Tune officiales Praesidis secundum jussionem Praesidis ipsum tenuerunt eumque collo et manibus ejus ferri multo pondere coarctantes perduxerunt in conspectum Praesidis. Et videns Praeses dixit ad eum: Tu es qui per magicam artem tanta facis et seducis multitudinem populorum a Deoruin cultura? Sanctus Servulus sludebat silentium. Junillus Praeses dixit: Ut video reatu tuo deterritus nihil loqueris. Sanctus Servulus respondit: Multum tibi loqui confundor, quem video hominem insipientem, quia miracula Domini Dei mei artibus magicis deputasti. Audiens Junillus Praeses jussit eum nervis caedi dicens: Magiae tuae omnibus prmvaluerunt, milu autem ista talia non praevalebunt. Cumque caederetur sanctus Dei clamavit ad Dominum dicens: Gratias tibi ago Domine Jesu Christe qui me dignatus es haec pro nomine tuo pati. Et si qua iste judex iniquitatis genera pcenarum inferre voluerit, te adjuvante omnia libenter accipiam. Tune Praeses jussit ei parci, dixitque ad eum: Ubi est Deus tuus auxilietur tibi. Sanctus Dei Servulus respondit ei: Omni confusione plenus et corde excaecatus non cognoscis quoniam Deus meus mecum est et nulluin dolorem sentio. Si quam vero mali- gnitatem cordis tui recogitas non cesses in Christi servum exercere ut cognoscat eum victus fueris quanta mirabilia Christus ostendit in servis suis. LECTIO VI. Tuno judex iniquitatis jussit eum in equleo suspendi, et ungulis radi. Cumque haec fierent dixit ad eum sanctus Dei Servulus: Vere dico tibi per nomen Dei mei Jesu Christi quia libet me ungulari. Junillus Praeses jussit eum extensum oleo vehementer calefacto perfundi. Hoc autem faeto sanctus Dei Servulus dixit: Magnum mihi refrigerium prsestitisti, non tu, sed Dominus meus Jesus Christus qui mihi auxiliatur. Videntes autem hoc omnes qui erant consiliarii dixerunt Praesidi: Iste artibus magicis multum imbutus est, et si quas ei poenas adhibere volueris facit fantasias et nihil sentit, et tu sine causa in eum laboras. Sed latus perfundatur et cognosces ab eo omnia maleficia effugari. Et jussit Praeses hoc fieri. Cumque perfusus fuisset, statim universi circumstantes repleti sunt odore balsami inenarrabili, et admirati sunt omnes admiratione maxima, et multitudo populorum exclamaverunt dicentes: Magnus est Deus christianorum. — Tune Praeses iniquitatis jussit gladium in gutture ejus mergi. Accipientes eum ministri una cuin multitudine militum quia pertimescebant populum, eduxerunt eum foris muros civitatis et secundum Praesidis prmceptum jugulaverunt eum. Quo audito genitriz ejus, nomine Cleraentia, cum magno gaudio veniens nocte una cum populiš, qui per viša mirabilia ab eo facta crediderunt, accipientes corpus ejus, sepelierunt eum diligentissime. Martyrizatus est autem Beatissimus Servulus Christi die nona Kal. Junii regnante Domino nostro Jesu Christo, cui est honor et gloria in sm- cula sseculorum Amen. -- hymnvs DE S•SERVVLO MART • CHRISTI Primo dierum omnium Quo Christi servus floruit Servivit hic et profuit, Est hoc Deo gratissimum. Pulcher prae čunctis Servulus Mente plus placens Domino Sorlitur partem optimam Inter patronos maximos Vocatus hic a Domino Respondit: adsum. Servulus Ad parentes revertitur Solo jussu dominico. Annos habens duodecim Divina voce petitur, Almam sortitur gratiam Sancto calescit flamine.. Anno uno et mensibus Novem' orationibus Intendit totis viribus Nibil edens in speleo. Clamans de ccelo Dominus Heu dulcis, o Servule, Audita est oratio, Pete quod vis et dabitur. Ex improviso coluber In campum exit maximus, Erecta cruce perimit Athleta Christi daamoneni. Elisus a dsemonio Instanter petit Servnlus Adjurat et restituit Baptizatum affinibus. Hic in dolore gratias Semper canebat Domino, Ferventius compatiens Vexatis ssevo špiritu. Fulgentia pro unico, Prona praecatur martyrem Qui soorum Petri nominat Febricitantem liberans. De Didymo quid ref eram? Prascipitat ab alto. Intimus Christi Servulus Restaurat hunc semivivum. Crncis multis restituit Visum mentis et corporis, Nam Deus diunc dilexerat Pr® cunctis illius temporis Suspenditur eqiileo, Laniatur cum ungulis; Perfunditur diutius Alacer ut currat viam. Junillus ssevit in Sanctum Clementem fortem et pium, Occulte jubet in gutture Infigi saeviens gladium. Proinde te piissime Praecamur omnes supplices, Ut tergestinis Servuli Praeces semper proficiant. '——• 12 iff • ID • IVLII CC•LXXXYI IMPP•CAESS C • VAL • DIOCLET M • AVR • VAL • MAXIM i-ieifiT mmm BMcrmm M&mrmm zrnmrn st mmmm rmemram mmmm m mmmm. LECTIO I. Temporibus Diocletiani et Maximiani Imperatorura sub Sapricio Praeside, in civitate Tergestina, quae est Istriae provincise, multa tormenta passi sunt Christiani pro nomine Domini nostri Jesu Christi. Eodem itaque tempore erat qusedam puella in civitate supra memorata Tergestina, nomine Justina, annorum vere XIIII a parentibus Christiana, limens Deum in omnibus. — Quotidianis autem diebus Christum deprecabatur dicens: Fac mecum Domine Deus signum in bonum, et computa me in numero ancillarum tuarum, ut merear in confessione nominis tui cum palma martyrii ad Deitatis gloriam pervenire. Audiens autem Sapricius Praeses sanctae puellse famam, eo quod quotidie Christum deprecaretur, etnullo modo in conjugio, multis eain postulantibus in matrimonio, assentiens, sed omnes refutans in virginitate perseveraret, jussit eam Praeses cum magno terrore šibi prsesentari. UECTIO II. Cajmque representaretur, videns eam Sapricius Praeses tantam ejas pulchritudinem in se habentem, dixit Sapricius ad earn: — Tu elegans puella ut quid in vano perire festinas? Accede et sacrifica Diis et accipies ditissiinum virum, qui notitiara potest habere Dominis Imperatoribus. Beatissima puella Justina aspiciens in ccelum dixit: Talem sponsum, quem jam sortita sum, et cum eo virgo permaneo, numquam siinilem invenire possum. Verum tamen quibus diis me jubes ut sacrificem? Sapricius dixit: Deo magno Jovi et Ilerculi et Veneri offer sacrificium. Beata Justina respondit: Noli dicere deos, sed dic dae- monia; daemonia enim sunt quorum effigies in aeramento convertis, quorum marmoreas et gipseas facies deauratis. Sapricius Praeses dixit: E duobus elige quod tibi volueris consilium: ant sacrifica diis omnipotentibus ad laudem generis tui, quos vera divinitas demonstravit, aut certe si nolueris, diversis peenis te interficiam. — Sancta Dei Justina respondit: Sit tališ uxor tua, qualis dea tua Venus fuit: et tu sis tališ qualis deus tuus Jovis. LECTIO III. Audiens haec Sapricius jussit eam alaphis caedi dicens: Stans ante Judicem cum reverentia loquere. Dei Virgo Justina respondit: Dixisti deos tuos esse, qui vera divinitate monstrantur. Quid enim tibi mali locuta sum? aut quam tibi injuriam feci? Iratus Sapricius Pneses jussit eam extensam virgis caedi. Quae cum caederetur hilari vultu Dominuin deprecabatur dicens: Domine Jesu Christe perfice in me quod operari jussisti, ut viefus confundatur hic diaboli minister, qui contra nomen tuum smvire contendit. Audiens h*c Sapricius Praeses jussit eam in equleo suspendi et ungulis mamillas ejus vexari. Cumque factum fuisset Sancta Justina elevans oculos ad ccelum dixit: Gratias tibi ago Deus tremende, adorande, colende, non infirmetur cor meum, sed da virtutem tuam, et conforta me, quoniam ad te venire festino. Tune Sapricius Prseses corde coecatus per prseconem proclamare jussit: Justinam contumacem, quse Diis immolare contempsit, jubemus gladio percuti. Pehquirbns autem quidam princeps officii, nomine Zenon, a sancta Dei virgine dixit: Tibi dico, sponsa Christi, mitte mihi mala de paradiso Christi sponsi tui. Deducta vero foris civitatem, vidensque beata Justina unum infantulum, vocansque eum ad se, dedit ei facialem quem secum habebat, dicensque ei: Dicit Justina, virgo Christi, ac- cipe mala de paradiso Sponsi mei, sicuti a me petisti. Et post hoc, orationem fudit ad Dominum dicens: Gratias tihi ago, Domine Jesu Christe, qui me intaminatam ad te venire jussisti, suscipe Domine Jesu Christe animam meam in pace. Et lisec dicens extenso collo, spicu- lator amputavit collum ejus. Venerunt autem viri religiosi auferentes corpus ejus, cum omni reverentia sepelierunt eam. Infantulus autem ille quem miserat famula Dei Justina cum venisset ad praetorium requirens Zenonem, invenit eum, et dedit illi facialem dicens: Hune facialem tibi transmittit Justina dicens: Accipe mala de paradiso Sponsi mei. Zenon ut accepit dixit: Sic eam Christus in mentem habeat, bonus est mihi ad faciem tergendam. Cum ergo esset in medio scholasticorum Prsesidis Zenon, et šibi faciem ex eodem faciale tergeret, jrruit super eum Spiritus Sanctus, et cepit inagnificare nomen Domini nostri Jesu Christi dicens: Gratias tibi ago Domine Jesu Christe qui regnas in seternum, qui cum sim indignus, non me separasti a tua miserieordia. Audientes autem eum universi scholastiei Prsesidis siluerunt. Ignominiosus quidam Belial scholasticus insinuavit Prsesidi dicens: Domine Prseses, Zenon prior officii tui, prše foribus prseconia voce proclamat in conspectu omnium, et , magnificat nomen EECTIO IV. r N EECTIO V. IiECTIO VI. Quo audito Sapricius Praeses jussit eum ad se perduci. Quo ingresso, dixit ad eum Sapricius Prseses: Quid est Zenon? et quod audio? amens effectus es? et sic magnificas nomen ejus qui in Judea a Judeis crucilhcus est? Zenon respondit: Et quid enim mali facio, nomen Domini Dei mei magnificare, quod virgo beatissima Justina confessa est? et in paradiso ejus ab angelis illius suscepta est? Co- gnoscas et me si mereor, servum esse Christi ut ejus particeps efficiar. Iratus Prseses jussit eum plumbatis tundi in cervice, et in pectore, doneč spiritum exhalaret. Cumque plumbatis csederetur, multo magis magnificavit nomen Domini nostri Jesu Christi. Iratus autem Praeses jussit linguam ejus abscindi. Cumque hoc factum fuisset, jussit eum decollari, et sic consumavit martyrium suum, capitis detruncatione, in nomine Domini nostri Jesu Christi. Martyrizati sunt autem in civitate Tergestina sub die III Idus Julii regnante Domino nostro Jesu Christo, cui est honor et gloria in s se cul a sseculorum Amen. > ^£3— ^ « IV•NON•DECEMB “CC • LXXXX IMPP • CAESS C • VAL • DIOCLET M • AVR vVAL • MAXIM 0RATI0 IN FESTO SANCTI JUSTI MARTYR1S. D e *eus qui justitiam diligis, et fequitatem considerat vultus tuus, concede propitius nobis, beati Justi martyris tui sic juste vivere me- ritis et exemplis, ut opibus justiti® intenti ad justorum gloriam venia- mus. Per Domimim nostrum etc. etc. m IiECTI« I. Femporibus Diocletiani et Maximiani Imperatorum, Consulatus eorurn quarto anno, facta est persecutio in christianos, ut si quis christianus non sacrificaret idolis, diversis pcenis affligeretur. Eodem naraque tempore directus est, in ordine vicissitudinis su», impiissimus Manacius Prajfectus dioecesis Orientis, ut ipse per oranes insulas vel civitates Consularegf ordinaret. Apud Aquilejensem civitatem Euno- nrium nomine Pr®sidem ordinavit, virura deditum in simulacris paga- norum. In liac vero Tergestina civitate Istri® provinci®, qu® est in vicino civitatis Aquilejensis, ordinatus est Manacius raagistratus. — Erat autem in eadem civitate vir quidam, nomine Justus, non tantuin nomine sed in omni opere justus ab infantia, timens nomen Domini nostri Jesu Christi, in jejuniis et elemosinis semper perseverabat. Cujus famam audiens pr®dictus Manacius magistratus, directo ad eum decurione civitatis, jussit eum in suo consistorio pr®sentari. Qui cum venisset in medio consistorii signo crucis armatus in fronte, et ita ab eo interrogatus est: Christianus es, an non? Vir Dei Justus ita constanter respondit: Christianus sum a parentibus vel ab infantia mea. Manacius magistratus dixit: nescis aut forte tibi incognitum est, quoniam piissimi Augusti per omnes provincias pr®ceperunt, ut omnes Christiani sacri- ficent Diis nostris: qui autem contemptor fuerit, capitalem sententiam precipiat? Sanctus Justus respondit: Sacrificare me nunquam denego, sed Dei Patris Filio Jesu Christo. Verum etiam alicui sacrificium offerre non possum, pr®ter ipsi Domino Deo christianorum. - LECTIO II. Manacius magistratus dixit: Nescis quanti pro Christo, quem tu dicis, male interfecti sunt. Sanctus Justus respondit: Et ego hoc fre- quenter Dominum Jesum Christum deprecor, ut unus ex ipsis fieri merear. Manacius magistratus dixit: Noli esse sicuti et illi stultus, accede, et diis tliura offer, ut ab omnibus diligaris. Beatus Dei Justus respondit: Majorem hac dilectione nusquam, nec aliquando invenire possum, nisi ut Christo Regi Coelorum inunolem, et ab eo vel ab Angelis ejus diligar. Manacius pr®fectus et magistratus dixit: Ut video, posuisti mentem tuam, ut pessime punitus, moriaris sicut et c®teri. Beatus Dei Justus respondit: Jam semel tibi dixi et iterum dicam, quod hoc cupio I 3 jplr et hoc desidero, si Dominus Jesus Christus hoc mihi permittii. Manatius magistratus dixit: Jubemus te in custodiam degere ut tecum retractes, quid conveniat pro tua salute. EECTIO III. C, ''um autem recluderetur Beatus Justus in eareerem flexis genibus Dominum deprecabatur dicens: Domine Jesu Christe qui pro genere humano de coelo a Patre directus in terram discendisti, et per uterum Virginis, Deus et homo nasci voluisti, et multa et infmita mirabilia ostendisti, sicut nos sacra Scriptura tua admonet et docet, te deprecor ut des perseverantiam mihi certam pro nomine tuo, sicut et prsedeces- soribus meis pro tuo nomine passi sunt, quos in tuo paradiso collocatos esse čredo, ita et ego a te confortatus pati paratus sum, quia te čredo una cum Deo Patre et Špiritu Sancto Regem esse Ccelorum. Cumque tota nocte in orationibus perseveraret, alia die diluculo jussit eum Ma- nacius suo prsesentari auditorio. — Qui cum venisset dixit ad eum magistratus: Quid de tua salute cogitasti? Beatissimus Justus respondit: Noli putare me insensate agere; mens mea mecum est, et mori para¬ tus sum, et diversis poenis corpus meum paratum est pati, potius quam recedere a Domino Jesu Christo benefactore meo. LKCTIO IV. Tuno Manacius magistratus jussit eum extensum nervis crudis ctedi. Qui cum cmderetur elevans vocem magnam ad Dominum dixit: Benedico te, Domine Jesu Christe, quia nune cognovi quod me exaudire dignatus es. Deprecor Domine, ut in omnibus perficias cursum agonis mei ut merear videre Deitatis tu® misericordiam, ut exultem cum Sanctis tuis Martyribus. Quo audito Manacius subridens ait: Magna dementia occupatus esse videris, qui derelinquere qu®ris hanc amce- nitatis lucern, et vis cum diversis tormentis male mori. Accede et sacrifica diis ut tibi repropitientur, et sis apud Imperatores amicabilis sicuti et omnes qui eis acquieverunt, et praecepta eorum adimplentes, et diis immolantes, gratiara eorum consecuti sunt. — Sanctus Justus respondit: Audi et črede mihi dicenti quoniam istud a me non credas fieri, quia contempsi jam sseculum, et vana simulacra respui, qiise sunt ut nihil. Nam et ipsos Imperatores quos dicis, sic sunt apud me quasi nihil, quia cum sim indignus, amicitias Domini mei Jesu Christi adquisivi, cum quo celeriter in paradiso ejus cum Sanctis Martjribus exultabo. Tuno iratus Manacius magistratus hanc ei dictavit sententiam: ' Justum sacrilegi criminis auctorein, nec ad pr- T - 1 -~ J — : ~ scentem ut dignus mala morte affici, collo ] plumbi ligatis, in profundum maris demergi pientes ministri compellebant eum ambulare Dei ibat gaudens, ipse sibimet pondera fratribus vel amicis suis fidelibus qui er; epulas invitatus ita festinando ambulabat. E locum remotum' juxta maris litus, ligaverun et collum fune immensa et posuerunt eum perduxerunt eum ad pelagus. Ipse autem djcens: Domine factus es adjutor meus, c gaudium mihi; conscidisti saccum meum, e Tunc beatus Justus orationem fudit a Deus omnipotens unigeniti Jesu Christi lili 11 n Tl Od 'aamamnunluo lni m Ann i EECTIO V. EECTIO VI. i v apostolos cororiasti, et misisti eos per omnem mundum praedicare te (g provisorem et salvatorem animarum nostrarum, te ergo deprecor Pa- trem et Filium et Spiritum Sanctum, qui potens es ad salvandum ac- cipere coramendationem quam credidisti mihi, itaque Domine in tuas manus commendo spiritum meum. Et completa oratione miserunt eum ministri in mare. Et ut descendit in profundum maris, mox funes ipsi cum plumbo disrupti sunt, et ejus corpus eduxit mare ad litus Tergestin® civitatis ^ priusquam in occasum sol declinaret. Ea vero nocte per visum commonitus est quidam pr®sbyter, Sebastianus nomine, dixitque ad eum sanctus Justus martjr: Surge in hac ora et invenies corpus meum in litore maris, foris ab aqua, volutans in arena, recollige et sepeli me cum diligentia propter tjrannorum confusionem et illusionem. Consurgens autem beatissimus Sebastianus prmsbiter nocte pergirans domos fidelium annunciavit eis corpus beatissimi sancti Justi martvris. J HYMNUS DE S ■ IVSTO MART • CHRISTI Adest sacra festivitas In qua satis discriinina Miles dedit coelicola Propter superna premia. Fervebat juriš sanctio Nequissimorum Principum, Mutis sacellis sordidas Cogunt cremare victimas. Tergestinis in finibus Martyr refulsit inclitus, A flore pueritiae Justus opere et nomine. Manacius tune impius Famam salutis audiens, Tetro recludit carcere Nervis attritum Martyrem. Stetit atleta fortiter Minas tyranni respuens, Almis canebat vocibus Gratis perenni Judicis., Ructans dedit sententiam Demens dehinc Manacius, Gravi jubens sub pondere Colla Iassata premere. Tune lineo sub flamine Massa revinctus plumbea Astrinxit almos humeros, Solo mersa cum garboso. jCujus sacrum corpusculum Liquor vomit in litore, Sebastianus prsesbiter Sepulchro tradit martyrem. Deo patri sit gloria Ejusque soli Filio Com Špiritu paraclito Et nune et in perpetuum. Amen. NON•OCTOBR oč-XXXVI IMP • CAES • C • IVLIO VERO • MAXIMINO EECTIO I. Anno a passione Domini nostri Jesu Christi ducentesimo trigesimo sexto, imperante Maximino tyranno, multis erroribus hominum genus possedebatur. Lapides enim et ligna hominum ad inventiones adorabat, et de obscenis sacrificiis degustabant. Qui autem sacrificare nolebant pcenis atque supliciis veheinenter afflicti fuere, dmrnonibus compelle- batur. Erat (juidem edictum per singulas civitates in foro propositum, cum saevissima comminatione. Tuno itaque veluti qu®dam steli® terrestres erga confessionem fidei Salvatoris Domini nostri Jesu Christi Sergius et Bachus pollebant in palatio, honorabi!esque erant apud Maximinum imperatorem. LECTIO III. lii ^eatus quidem Sergius erat primicerius et princeps schol® gentilium et amicus Imperatoris, et multa apud eum habens fiduciam ut et velociter postulationibus ejus annueret. — Qua de re Antiochum quemdam familiarem habens Sergius poposcit ab Imperatore ut dux fieret Euphratorum provinci®. LECTIO IV. Bi Ieatus vero Bachus ejusdem et ipse schol® gentilium erat, et unanimes erant in Christi charitate oportune et in s®culari militia non separantur ab alterutro non quidem affectu natur® sed vinculo fidei et cantantes semper et dicentes: Ecce quam bonum et quam jucundum habitare fratres in unum. LECTIO V. Audiens h®c Imperator quod Christiani essent, fecit ad se venire Sergium et Bachum et dixit eis: Sicut video in multa mansuetudinis nostr® atque humanitatem confidentes. Quo protegente vos dii provi- derunt insuper et contemnere vultis edictum imperiale transgressores facti Deorum inimici, sed non vos sustineam si probatur quod de vobis dictum fuit. LECTIO VI. Accedite ad aram magni Jovis et sagrificate ut casteri. Renuerunt autem fortissimi milites Christi Sergius et Bachus et dixerunt: Nos autem habemus regem verum et aeternum in coelo, verum Christum, fdium Dei vivi, cui animas nostras. devovimus. Huic per singulos dies, offerimus sacrificium laudis, lapidibus autem et lignis non sacrificamus neque adoramus. (Caeterae desiderantur in Codice nostro.) DELLA CHIESA TERGESTINA. :-rn TI * Ir m *' » Udarne rJe/zfa ^/icedt ceda 'de?<^ed/ma. Kirie eleison Kriste eleison Kriste audi nos > Kriste exaudi nos Pater de coelis Deus, mis. nob. Fili redemptor mundi Deus Spiritus sancte Deus » n S. Petre S. Paule S. Andrea S. Jacobe S. Johannes S. Thoma S. Jacobe S. Philippe ora pro nobis » S. Christophore Omnes Sancti Martyres S. Silvester S. Gregori S. Augustine S. Ambrosi S. Jeronime S. Nicolae Omnes Ss. Pontifices et Confessores Omnes Ss. Doctores S. Benedicte 0. S. Francisce S. Dominice S. Antoni S. Machari n n p. n. n v n n S. Teda „ S. Clara ,, S. Helisabeth „ S. Uršul* „ Omnes Ss.Virgines etViduae „ Omnes Sancti et Sanctae Dei Propitius esto Ab omni malo Ab omni peccato „ Ab ira tua „ A subitanea ed impro- visa morte „ Ab insidiis diaboli „ (csetera ut in litaniis S. R. Ec- clesise). » p. n. d. 1. n. d. JPapa Pio 11 , gid Enea Silvio Piccolomini da Siena , il- lustre per sapere e virih , fu Vescovo di Trieste dal 1447 al 1450 e, come narrano le memorie , ben amato da triestini , a? guale affetto esso corrispose anche dopo essere salito ad onori piu alti. Prova di gueste relazioni conservate con Trieste si e Vrnita lettera tutta da lui scritta ed indirizzata al nostro Ant. de Leo nell453 in affari privati di quest'ul- timo. L ’ originale si conserva nella Raccolta delle cose del Piccolomini fatta dal benemerito Dr. Domenico de Rossetti , ora per ultima volontd di gnesti passata alla civica biblioteca. fffMtllSll • -—sxBB) Q ^ _ ' J/luedfo fio-edte nccc^cceca do/afarti. ne//e ca/fo/c/e do/enniŽu; ec/ *j edco-na or-cc a//a, /ccce c/c /pco-c Poesie Cattoliche. II 2 febbraio Jz^ SOIVETTO I. Maria, quai v’ ha si chiuso angpl di mondo, Selvaggia terra, e barbara favella, Che al nome tuo non speri, o sen fecondo Dell’ eterna pieta, Vergine bel la ? Te invocan gli alti colli e il mar profondo, Te il ciel festeggia mattutina stella; Te de’mortali il cor raggio secondo • Degli error cerca neba rea procella. Te chi ritrar dai falli il pie s’ affanna, Te prega il giusto; e T empio non t’ obblia Ouando pecca arrossendo, e se condanna. Te, lagrimando fra le colpe grida, Tarda al ben, pronta al mal T anima mia: Madre! se tu la lasci, in chi s’affida? Se 1’ uom dali’ urna ali’ uom parlar -potesse Con la virtu ch’ oltre la vita splende, E nei campi di Dio 1’ eletta messe Col vigor del suo raggio eterna rende; A quel balen si romperian le spesse Ombre di questa valle; e . le ree bende Che annoda la lusinga e 1’ amor tesse, Cadriano, onde per sempre il cor s’ ammende. Ove pur, giacche tutto iiidarno io veggio Mostrarne il vero, ne la morte e muta, Anche il portento non finisse in peggio. Che destra 1’ arte delle umane voglie I santi avvisi e forti.in mal tramuta, E la colpa e maggior se non si toglie. Se Il 19 maržo. • t 'SOKBTIO III. dalla cuna al salutar lavacro Te, fra i mortali padre al divin Verbo, Implorai guida, ed al tuo nome sacro D’ eterna speme il germe in petto io serbo; Con la virtu cui mio pregar consacro, Tu mi riscalda, e spezza il cor superbo; Onde, a mio danno e colpa in terren macro Non dia 1’ arbor di vita un frutto acerbo. La pura fede e 1’ amoroso foco Ch’ educar Cristo, a cui spiravi in seno, Per mio soccorso nel tuo giorno invoco; i Perche m’ affidi poi nel morir mio, Ouando ogn’ incanto deli’ error vien meno, II 25 maržo. Jzs ^//imznzcaJa. CANZONE. Vergine madre, che d’eterne stelle Incoroni la fronte in Paradiso, E si. le vince del tuo volto il lume; Se dalla polve in che mi prostro, a quelle Levo gli occhi tremando, e non m’affiso, A’miei sguardi e ali’ ardir caggion le .piume; Ma un amoroso fmme j Cui di fua grazia il lampo i varchi aperse, Con mille' onde d’ affetti il cor m’ invade; Perche sorpma pietade In seno ali’alta maesta scoverse; E il coraggio che' pcrdo al tuo cospetto, Da te, Vergine Madre, imploro e aspetto. Ben so, che il mondo, per la colpa, antica, Giaceria fuor di speme izmnobilmente, S’ oggi ali’ angiol non davi il gran consenso, E la stirpe mortale egra e meridica Non sapria, senza te, 1’ ira possento Come placar del creatore offenso: E se al merto e al don penso Che in te ,s’ accoglie e di che larga fosti, Per sollevar 1’ umanita smarrita, Di dolcezza infinita Scorgo tesori in tuo voler riposti. Cosi tua luce, ove gia Palma ho assorta, Se mi atterriva pria, poi mi conforta. E mi sian preghi i suon della tua Iode, (Non perche importi de’terreni flori Alla madre di Dio 1’ infimo serto); Ma se a parlar di te 1’ anima gode, E fiamme spera di celesti ardori, Mi dai, mentr’ io ti canto, il premio certo ; E se il mio core e aperto - Piu che a me stesso, a te, nel divin speglio E sai di cio che giova il come e il quanto, Ver te stemprarmi in pianto Di duolo insieme e di dolcezza e il meglio. Che offrirti inni e preghiere, o gloriosa Vergine, e ringraziarti e simil cosa. Oh! ammirabile nodo, che congiunge La terra al cielo, e fa tremar 1’ inferno, A un detto tuo, per F incarnato Verbo; Questo e lo strale che la morte punge, Ouesto e F aprile che succede al verno, E cangia in lieto il destin nostro acerbo. Tu lo spirto superbo Con F umilta ci domi, in te si bella, Cui sola non fe’ macchia- il fallir d’ Eva; E in quel che rispondeva Il tuo labbro soave: « Ecco' F ancella », Al pie di Dio nell’ amista tornate Si baciar la giustizia e la pietate. Dio čred F universo, e volle in terra Libero F uom, perche d’ eterna pace Ricusando peccar restasse dhgno; Ma poi ch’ ei scelse invece intimar guerra Al suo fattore, follemente audace, Si serro fuori del beato regno; Ne mai di Dio lo sdegno Cessar poteva senz’ammenda eguale; Ma qual dar si potea dali’ uom caduto, Che per sempre perduto, S’ era reso cagion di si gran male ? Poiche qxlel lieto don d’innnortal sorte,- Avea, contro se fatto arme di morte. Ma la bonta di Dio che non ha sponda, Sebben del dritto unqua non rompa il freno, Quel mondo che čred, volle redento; E umilia il suo figliuol, perche risponda La pena al fallo; e d’ uiia donna in seno Vuol che di mortal abbia il nascimento: E a eompiere il portento, Perche 1’ uomo deli’ uom la colpa sconte Restava che la gran Tergine madre Col cenno suo, del padre La pia sciogliesse inesauribil fonte; E tu fosti, Maria, 1’ eletta donna, Del mistero maggior aurea colonna. Te, Maria, vergin forte, e madre santa, Te purissima gemma, e di Dio tempio, Mistica rosa, e specchio di giustizia; Te davidica torre, e nobil pianta, Arca del patto, d’ogni grazia esempio; Del ciel porta, e cagion d’ ogni letizia : Te, di splendor primizia, Cantan Reina in ciel gli angeli a schiere, Martiri, e giusti; e i peccator quaggiuso; Te, invocan perche schiuso Sia 1’ eterno perdon, per tue preghiere; Maria! basta il tuo nome, e a questo grido, T’ onoran 1’ aere, il sole, il mare, il lido. Nata ne’ giorni sacri, Canzon, t’ appressa a Lei, cui nulla e troppo, Perche io m’ accosti umile e franco insieme Del suo figlio al perdon con la sua speme. SOIVETTO IV. Di mistero in mister, di pena in pena Iddio per noi sino a morir sofferse: Ma risorgendo, alzo dalla terrena Valle al ciel 1’ alme nell’ error sommerse. Or, come 1’ anno il pio tempo rimena, La memoria del cor torna a.dolerse, E a pie deli’ ara e nella sacra cena Cadon le colpe lagrimate e terse. E perche 1’ orar saiito eterno impera, Che fin oltre la tomba e a vincer scorto; E piu viva la fe nei gran di spora; Deh! al perdono di J>io spento e risorto, Me pur, me pur ricordi una preghiera, E si mi tragga dai naufragi al porto. Se II 29 giugno. Jst&ečpo. SOIVETTO V. a Te contrito 1’ immortal pietate Del ciel die le gran chiavi, illustre Piero, Che a Giovanni innocente eran negate, Certo e queslo d’ amor qualche mistero. Certo, perche al perdon 1’ anime ingrate Tornin piu franche hai del perdon 1’ impero. Chi peccd e trema, aita alle piagate Menti reca gemendo e non e altero. 1 a ^ Ma chi oserebbe ali’ innocenza innarite Svelar colpe? e che- ardir non ci abbandona, Se sdegno, o rossor iinge il bel sembiante? Ah! se ad udirmi e perdonar tu sei Da Dio, gran Pietro, eletto, al cor mi dona Una lagrima tua su i falli miei. SOtfETTO VI. Ctuando il Signor circonvallo gli abissi, Ouesto, dicendo al nulla, e il tu o confine; Ouando il sol pose, e i vagabondi e i fissi Astri, e la luna, in cielo, a ornarti il crine; Ouando dal flutto che d’ intorno aprissi Scovri la terra i monti e le marine, L’ aer d’ augei, 1’ ocean di pešci empissi, D’erbe il suolo, e di tempre alme e ferine; Ouando d’ immortal polve a imperar nato Surse 1’ uom sulle cose, e invece al fondo Scelse tosto cader, servo al peccato, Tu con Dio stavi, e regni in compagnia, Per crear prima, e far poi salvo il mondo, Sapienza in eterno, oggi Maria. L’ L novembre, a sera. SONETTO t il. Poiche a’ beati deli’ eterne sfere Tutta glorie la cliiesa innalzo il canto, Or che tramonta il giorno olfre preghiere Pei čari estinti, e lor consacra il pianto. Gemer d’ inni Iugubri e insegne nere Sottentrano ai 'suon lieti e ali’aureo manto; E i sospiri, e il pallor che i volti fere Mostran pieta, che le allegrezze ha infranto. Perche una madre al suo felice figlio Non sa pensar, che non le torni al core L’ altro che ancor non termino P esiglio. Ouindi ai trionfi accompagniam P esequie, E per pio grido di materno amore Han le grandi litane eco di requie. SONETTO VIII. La famiglia mortal, in bruno ammanto Fra F arche a file, e fra gli altar s’ aggira; E preglii, incensi, lustral’ acqua, e canto Ai čari estinti e a Dio porge, e sospira. L’ aflratella il dolor; e ogni odio e infranto, Pensando al di deli’ infallibil ira; Qui tremiam tutti; ed il versato pianto Pe’ morti, ai vivi penitenza ispira. Oh! requie, oh! luce deli’ eterna reggia, Splendi agli avi, ed a noi, perche mutati La valle formidabile ne veggia! E 'in amplesso d’ amor, per P infmita Pietate, in lui assorti e innamorati Dio ne congiunga alla seconda vita! Il 21 novembre. ££